Trump twitta contro Amazon e l’azienda crolla in borsa: -5 miliardi in azioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:36

“Amazon sta facendo un grande danno ai rivenditori che pagano le tasse. Paesi, città e Stati di tutti gli Stati Uniti sono stati danneggiati, molti posti di lavoro sono stati persi!”. Donald Trump, nel suo primo tweet della giornata, ha attaccato Amazon, la società di Jeff Bezos, proprietario anche del Washington Post, un quotidiano che fin dall’arrivo del tycoon alla Casa Bianca non ha certo appoggiato le scelte politiche dell’amministrazione Trump. Sul social, il presidente ha accusato Amazon di non pagare le tasse e di aver danneggiato città e paesi in tutti gli Stati Uniti, nonché di aver provocato la perdita di molti posti di lavoro. Un tweet che non è di certo passato inosservato e che ha fatto calare le azioni della società di e-commerce di quasi l’1 per cento: una perdita pari a circa 5 miliardi di dollari. Con il passare delle ore il valore delle azioni di Amazon è gradualmente risalito, anche se il titolo ha chiuso la giornata di mercoledì in leggero calo.

Il tweet più condiviso di sempre

Ma se le uscite del presidente Trump lasciano perplessi e alimentano polemiche e dibattiti oltreoceano, di certo non si può dire la stessa cosa del suo predecessore, da poco detentore di un nuovo record social. Barak Obama, con un tweet antirazzista in merito agli scontri di Charlottesville ha conquistato un nuovo primato: con oltre tre milioni di “like” è il più letto della storia del social network. Per condannare le violenze, Obama ha scelto una frase di Mandela (​”Nessuno è nato per odiare un’altra persona a causa del colore della sua pelle o il suo passato o la sua religione”) e una foto scattata dal suo fotografo ufficiale alla Casa Bianca, Pete Souza. Con questo tweet Obama mette al secondo posto Ariana Grande che con il suo post dopo la strage di Manchester aveva ottenuto 2.7 milioni di like.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.