TANZANIA, UNA CASA PER I MAESTRI

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Vederli “lottare” contro il sonno che li inchioda al caldo morbido del letto; chiamare una volta, due, poi tre. Non c’è verso di far smuovere i ragazzini dal loro dormire. Poi, lentamente, vederli alzare la mattina e fare colazione, preparare la cartella per un altro giorno di scuola. Ciò che in Occidente è la normalità in altre parti del mondo è quasi un miraggio. Ma attenzione: non stiamo descrivendo un improprio paragone tra il posto dove dorme un bambino europeo piuttosto che un africano, né per l’evidente differenza di alimentazione e comodità. No, l’abisso che separa le due realtà è l’essenza stessa della crescita di un popolo: la scuola.

In Tanzania, ad esempio, le distanze tra il centro delle città moderne e i villaggi sistemati nello sterminato spazio aperto. Con 947.300 chilometri quadrati, è il 31º Paese più grande del mondo. È paragonabile per dimensioni alla Nigeria e all’Egitto, circa tre volte l’Italia, e si presenta come un vasto altopiano. Per arrivare dal centro alla “periferia” ci vogliono anche 8 ore di viaggio; impensabile in queste condizioni avere degli insegnanti qualificati che ogni mattina si spostino per dare un’istruzione ai giovani africani. A meno che…
“Abbiamo pensato che l’unica soluzione fosse creare le condizioni per far restare un docente accanto alla scuola – racconta Tullio Attilio Dariol, della Onlus Farmacisti in Aiuto che ha sposato il progetto dell’Associazione Bertoni –. Da qui è nata l’idea ‘La casa dei maestri’, quello cioè di voler offrire agli insegnanti, che arrivano anche da centri cittadini molto lontani, quelle minime condizioni di comfort e privacy atte a garantire un adeguato soggiorno in questi ambiti.

Un esempio? La “Amani English Medium Primary School”, avviata a Kisanga nella valle dello Yovi. Nella prospettiva di ampliamento che caratterizza questo progetto, Bertoni ha provveduto all’assunzione di quattro nuovi insegnanti maggiormente qualificati, i quali fin dall’inizio dell’anno accademico sono stati inseriti a pieno titolo nell’organico della scuola.

Grazie al loro supporto è stato possibile introdurre per tutte le classi degli esami di medio termine come parte integrante della valutazione continua degli alunni, e soprattutto sono state avviate delle apposite lezioni di recupero per i ragazzi maggiormente in difficoltà.

Tutti questi sforzi hanno già iniziato a produrre i primi risultati: basti pensare che al test d’ammissione alla Scuola Secondaria di Msolwa (una delle più rinomate di tutta la Tanzania) un ragazzo proveniente dalla scuola Amani è risultato il migliore nella prova di matematica su oltre 1.000 candidati, riportando un punteggio di ben 96/100! Uno schiaffo alla discriminazione nei confronti di menti brillanti sommerse dalla povertà.

Così come è impensabile in Occidente pensare alla difficoltà di reperire un insegnante valido per i ragazzi, altrettanto lo è immaginare quanto poco ci voglia da quelle parti per garantire il diritto allo studio: i fondi necessari per la costruzione di quattro case per gli insegnanti dell’Amani School ammontano a 3000 euro per ciascuna casa. Due dei quattro alloggi previsti sono stati già completati. I referenti locali contano di poter mettere a disposizione di tutte le abitazioni i pannelli fotovoltaici per l’approvvigionamento energetico; altri 2000 euro. Totale: cinquemila euro per costruire una casa e garantire un posto all’insegnante che decida di dedicare un anno della propria vita a fornire le basi minime per una crescita culturale. Altro che fuga di cervelli…

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