MARTEDÌ 09 MAGGIO 2017, 000:01, IN TERRIS

SUICIDIO: CHI RISCHIA DI PIU'

MARCO MANAGÒ
SUICIDIO: CHI RISCHIA DI PIU'
SUICIDIO: CHI RISCHIA DI PIU'
L’Istat, Istituto nazionale di statistica, ha pubblicato, nel mese di febbraio, un’analisi approfondita riguardante l’incidenza delle malattie, fisiche e mentali, sui numerosi casi di suicidio in Italia. Si tratta del primo studio di questo tipo nel nostro Paese, in esame ci sono i 12.877 suicidi avvenuti nel triennio 2011-13.

Uomini più interessati dal fenomeno


Il dato numerico è già impressionante in assoluto, poiché i 12.877 decessi, di cui 2.812 donne (21,8%) e 10.065 uomini (78,2%), distribuendosi in 3 anni, conducono a un triste primato: 4.292 ogni 365 giorni, a loro volta suddivisibili in quasi 12 al mese. Ogni 5 decessi, 4 coinvolgono gli uomini.

Lo studio


L’Istat precisa “Obiettivo dell’approfondimento è quello di fornire una misura quantitativa dei decessi per suicidio con presenza di una malattia importante. La fonte informativa delle analisi è rappresentata dalle certificazioni di morte raccolte annualmente dall’Istat.
I risultati documentano, in una parte non trascurabile di casi, un cattivo stato fisico o psichico che potrebbe aver influenzato la scelta di suicidarsi; tuttavia, le associazioni riscontrate non possono essere tout-court interpretate come una misura diretta della relazione causale tra presenza della malattia e gesto del suicidio”.

Le cause


E’ mutata la fonte dalla quale l’Istituto raccoglie i dati e, riferendosi alle certificazioni di decesso rilasciate dai medici, in luogo di quelle fornite dalle forze dell’ordine, è possibile risalire a una rilevazione numerica molto più attendibile, anche per quanto riguarda le cause. Seppure la certificazione medica debba esser prodotta in tempi ristretti (non oltre 24 ore dal decesso), in molti casi è possibile comprendere quali siano le diverse cause alla base del grave gesto.

Di tutti i casi in questione, l’81% (10.476 decessi) è avvenuto senza la presenza di stati morbosi rilevanti mentre il 13% (1.664) si è legato a malattie mentali e il 6% (737) a malattie fisiche. Tra questi 737 decessi, ben 288 hanno avuto il triste destino di essere accompagnati anche da patologie mentali. Un ulteriore approfondimento mostra come, tra le malattie mentali, sia preponderante la depressione. Un altro dato che lascia sconcertati è quello riferito a coloro che si suicidano in relazione alle malattie fisiche: il 30% compie il gesto, infatti, negli istituti di cura. L’Istat rileva “La frequenza di stati morbosi rilevanti è più alta al crescere dell’età e nelle donne (la proporzione di suicidi con morbosità associata è del 27% nelle donne e del 16% negli uomini)”.

Dove


A livello geografico, il Nord e il Centro sono più colpiti dalla coesistenza di malattie mentali e fisiche. In particolare, il Nord-est è più coinvolto, per le malattie fisiche, nella classe di età da 65 anni e oltre; il Centro è più soggetto, nella fascia di età 35-64 anni, per le patologie mentali.

Come


Riguardo alle modalità, il disagio mentale conduce a impiccamento, strangolamento, soffocamento o annegamento, tutte condizioni volte all’asfissia da trauma. Nel caso di problematiche fisiche, si ricorre ad auto-avvelenamento e all’uso di armi da fuoco e oggetti appuntiti.

La morte in casa


Sorprendente è il dato relativo al contesto in cui avvengono i suicidi; in tal caso, l’ambiente domestico cessa di essere il luogo-rifugio e di sicurezza al quale si è abituati e indotti a credere. Poco più della metà dei suicidi avviene, infatti, in casa (57% se associato a una malattia mentale).

La riflessione


Il flagello del suicidio è angosciante e, stando alle statistiche, molto più presente di quanto si possa pensare. E’ opportuno, quindi, uno studio ampio, senza preclusioni, affinché si possa prevenire l’insano gesto. Le rilevazioni successive sono accessorie a quelle preventive e devono costituire l’anello di congiunzione, per spiegare il fenomeno con la pretesa di risolverlo.

Analisi come quella effettuata dall’Istat devono contribuire a capire cosa ci sia dietro e attorno a un individuo a rischio. Si tratta, va ribadito, di un’importantissima svolta rispetto al passato: il dato non è più considerato come freddo numero (spesso sottostimato) ma come reale espressione del disagio che lo cagiona, sia fisico sia mentale.

La malsana dimensione “domestica” del suicidio è un altro aspetto inquietante ed emblematico che invita a una riflessione profonda e a rimettere in gioco i presunti capisaldi della nostra socialità, così controversa e poco rassicurante. Si sceglie di morire in silenzio, nella discrezione delle mura di casa o quelle di un istituto di cura.
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