Rosetta, missione compiuta. L’uomo sbarca su una cometa

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“Un piccolo passo per l’uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità”. Le indimenticabili parole del primo uomo che mise piede sulla Luna ben si adattano a questo nuovo traguardo dell’umanità. Alle 17.03 di ieri, in perfetto orario rispetto alla tabella di marcia, per la prima volta l’uomo è sbarcato su una cometa, la 67P/Churyumov-Gerasimenko. Il lungo viaggio della sonda Rosetta è durato 10 anni e ha percorso 6 miliardi di chilometri, direzione Marte, per incontrare la cometa che forse svelerà i segreti della nascita dell’universo. La sua superficie di ghiaccio, infatti, potrebbe racchiudere molti misteri, forse anche come iniziò la vita sul nostro pianeta.

Nel centro di controllo dell’Agenzia spaziale europea (Esa) a Darmstadt, in Germania, gli scienziati faticano a trattenere la gioia. “Siamo tutti molto eccitati – commenta Matt Taylor, project scientist della missione Rosetta -. I miei figli pensano che il loro papà è “cool” perché lavora su Rosetta”. Gli istanti più lunghi dei dieci anni di viaggio – alcuni di quali in ibernazione – sono stati i 28 minuti e 20 secondi che ha impiegato il segnale per viaggiare attraverso i 500 milioni di chilometri che separano la superficie della cometa dal centro di controllo della missione, e comunicare alla Terra che il lander Philae, sganciato ieri dalla sonda madre, era sbarcato. Grande più o meno come una lavatrice, Philae è il primo messaggero umano a toccare il suolo di uno di questi fossili del Sistema solare vecchi più di 4 miliardi e mezzo di anni. Spesso descritte come “palle di neve sporche”, le comete sono infatti composte per la maggior parte di acqua, sostanze volatili come biossido di carbonio e metano ghiacciati, con mescolati aggregati di polvere e vari minerali. La sublimazione delle sostanze volatili quando la cometa è in prossimità del Sole causa la formazione della famosa coda.

“È un momento atteso da più di vent’anni” ha affermato Roberto Battiston, presidente dell’Asi, l’Agenzia spaziale italiana. “Si tratta di una prima assoluta – ha sottolineato – con l’Italia che fa da capofila, grazie a strumenti tecnologicamente avanzati per analizzare le polveri della cometa, e penetrare, per la prima volta, al di sotto dello strato del suolo battuto dal vento solare”. “Potrebbero esserci interessanti sorprese – ha spiegato lo studioso italiano – potremmo, infatti, scoprire tracce utili a ricostruire la formazione del Sistema solare, e forse anche a capire com’è arrivata la vita sulla Terra”.

La missione porta con orgoglio i colori della nostra bandiera. Il nome del lander – Philae – è stato scelto da una ragazza italiana e si riferisce all’isola lungo le rive del Nilo in cui fu ritrovato un obelisco che aiutò gli archeologi, insieme alla stele di Rosetta, a decifrare i geroglifici egizi. Anche il trapano che verrà usato per forare lo strato ghiacciato della cometa è made in Italy: è stato realizzato dall’azienda Galileo Avionica di cui è responsabile scientifico Amalia Ercoli Finzi, docente del Politecnico di Milano, la prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica in Italia e Principal Investigator dello strumento SD2 del veicolo spaziale Rosetta progettato per perforare il suolo marziano e raccogliere campioni. La missione Rosetta rappresenta per l’Italia e il mondo un grande passo verso la conoscenza del mistero infinito che ci circonda.

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