SABATO 30 APRILE 2016, 003:33, IN TERRIS

REGISTRATO IL "VAGITO" DI UNA LONTANISSIMA CULLA DI PIANETI

Questa nuova tecnica aiuterà a capire i meccanismi che portano alla nascita dei sistemi solari

MILENA CASTIGLI
REGISTRATO IL
REGISTRATO IL "VAGITO" DI UNA LONTANISSIMA CULLA DI PIANETI
“Echi” da una lontanissima culla di pianeti hanno permesso per la prima volta di misurare la distanza che separa la stella madre dal disco di polveri e gas dal quale nasceranno gli astri. La nuova scoperta è stata messa a punto da Huan Meng, dell'università dell'Arizona, ed è stata pubblicato sulla rivista scientifica Astrophysical Journal. Questa nuova tecnica aiuterà a capire i meccanismi che portano alla nascita dei sistemi planetari. Infatti, le cosiddette “protostelle” – le stelle nella primissima fase della loro formazione - sono avvolte da una densa nube di gas e polveri che influenzerà la loro formazione: una vera e propria “culla” dove le baby stelle nasceranno e cresceranno fino a raggiungere le dimensioni finali.

Riuscire a scrutare cosa avviene all'interno della nube è però quasi impossibile perché le polveri impediscono la visuale all'interno dell'ammasso. Questo nuovo metodo, diversamente, sfrutta l'eco della luce prodotta dalla stella permettendo di misurare la distanza tra la stella e i pianeti più vicini. Nelle nubi protoplanetarie attorno alla stella in formazione esiste infatti una regione vuota, 'ripulita' dal campo magnetico della stella, mentre la regione più esterna è ricca di polveri che lentamente danno vita ai pianeti.

L'idea degli astronomi americani è stata quella di misurare il tempo di ritardo tra la luce emessa in modo diretto dalla stella da quella che arriva a Terra dopo aver 'rimbalzato' sul primo strato di polveri. Applicando la tecnica sulla giovane stella denominata Ylw 16b, distante 400 anni luce, i ricercatori hanno potuto così misurare la distanza tra la stella e il suo più vicino pianeta in formazione. Il ritardo misurato è stato di appena 74 secondi, un dato che indica una distanza di meno di un decimo di quella Sole-Terra, la cui luce impiega quasi 9 minuti per arrivare sul nostro pianeta. Il nuovo metodo potrebbe essere ora applicato anche su molte altre giovani stelle e svelare nuovi segreti sulla nascita dei sistemi solari.
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