Povertà e infanzia, Save the children: nel Bel Paese a rischio 3,7 milioni di bambini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:23

Le vittime maggiori della crisi sono i bambini: indifesi e impotenti, è sui più piccoli che pesano in particolare le difficoltà familiari. A dare un quadro della situazione è Save The Children, che ha pubblicato il “5º Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia”.

Nel nostro Paese, i nuclei indigenti sono sempre più numerosi: ben 1,4 milioni di questi si trova in condizione di povertà assoluta. Il 37% dei bambini, pari a 3,7 milioni, devono far fronte ad una vita disagiata nelle zone metropolitane, dove spesso latitano i servizi e le opportunità, oltre alle possibilità di svago e allo spazio per giocare: inoltre, si legge nel rapporto, le scuole non “tengono occupati” i minori, dal momento che meno del 50% di queste prevede giornate a tempo pieno. L’associazione sottolinea però anche la nascita delle prime scuole “open space” e l’inaugurazione, solo nel 2014, di ben 11 “Punti Luce” della sua organizzazione, ossia spazi dove fornire ai bambini nuove opportunità educative, nell’ambito della campagna “Illuminiamo il futuro”.

L’emergenza abitativa è un altro dei problemi principali che mettono i bambini in una posizione di estrema fragilità e insicurezza: esplosa improvvisamente quest’anno dopo anni di noncuranza da parte delle istituzioni, ha lasciato in strada 65 mila famiglie nel 2013, sfrattate per morosità incolpevole, una percentuale dell’8,3% maggiore rispetto all’anno precedente.

“I dati documentano una sempre maggiore riduzione degli spazi di autonomia, socialità, svago dei nostri bambini – ha spiegato il direttore generale di Save the Children, Valerio Neri – contemporaneamente mancano gli spazi mentali, di opportunità di formazione e crescita intellettuale, il che spinge l’infanzia sempre più ai margini”. Il disagio di tante periferie, ha sottolineato Neri, è sotto gli occhi di tutti: “Luoghi non per forza lontani dai centri città ma comunque svantaggiati e fragili, deprivati del verde, di aree comuni, di trasporti, di scuole a tempo pieno, di biblioteche, di spazi sportivi, e sempre più popolati da giovani coppie con bambini”. Le periferie sociali “sono le nuove città dei bambini. E’ da qui che dobbiamo ripartire per offrire loro un futuro”.

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