DOMENICA 07 GIUGNO 2015, 000:05, IN TERRIS

NOZZE IN TEMPI DI CRISI, COME RISPARMIARE

CLAUDIA GENNARI
NOZZE IN TEMPI DI CRISI, COME RISPARMIARE
NOZZE IN TEMPI DI CRISI, COME RISPARMIARE
Per quanto si possa negare, ogni donna attende questo giorno per riuscire a sentirsi un po’ principessa, come quelle che vedeva nei cartoni da bambina, per essere la più bella della giornata indossando un vestito unico, spesso fatto apposta per lei, che, si spera, non potrà mai più indossare per tutta la vita. La lista dei programmi tv che hanno come tema centrale il matrimonio è davvero lunga. Non solo: riviste, eventi, fiere, presentazioni, libri, negozi specializzati; il “grande giorno” è la leva più forte che crea business puntando sui sogni e i sentimenti. Protagonista indiscusso del ricevimento: l’abito da sposa. Metri e metri di organza e toulle riescono a fare magie, concretizzando la scelta di vita che si è fatta. Finché non arriva la domanda: “Ma quanto costa?”. Ecco in un secondo sogni smontanti, l’incantesimo finito: “E’ bellissimo, ma non posso permettermelo”.

La crisi che ha colpito non solo il nostro Paese, ma il mondo intero, si fa sentire con forza. Molte sono le coppie che a causa della mancanza di fondi decidono di rimandare il grande giorno a data da definirsi, aspettando di avere una stabilità economica che non è detto che riesca ad arrivare. Allora si evita proprio il matrimonio, optando per la convivenza, ma sono molti gli istituti religiosi che si oppongono a questo, cercando di sostenere le coppie, a partire proprio dal vestito da sposa.

Le prime a mettersi all’opera sono state le suore del Monastero di Santa Rita da Cascia, dedicando uno spazio del convento a un’atelier, seguito dal Santuario del Divino Amore: ogni ragazza può recarsi là, scegliere il vestito che desidera e lasciare, se vuole, un’offerta. Ma anche associazioni, come la Papa Giovanni XXIII, e parrocchie, che magari non possono avere uno spazio dedicato, raccolgono gli abiti che le spose offrono per donarli ad altre ragazze che vogliono compiere il grande passo.

Prendere un abito è semplicissimo: non è necessario seguire percorsi particolari di fede, addirittura non serve essere credenti, nessuno fa questionari sulla conoscenza biblica o altre cose che riguardano la propria religione. “Provo sempre una grande gioia – afferma Suor Maria Laura, responsabile del servizio a Cascia - la gioia di vedere felice una giovane che può coronare il suo sogno d’amore anche con un abito adeguato al giorno più bello della sua vita”. È necessario solo contattare prima la struttura per fissare un appuntamento. La tradizione nasce negli anni ’50 nel monastero di Santa Rita, in modo del tutto spontaneo.

All’inizio, ne usufruivano principalmente le “Apette” che desideravano sposarsi, ossia le ragazze ospiti all’Alveare di Santa Rita, una struttura costruita accanto al Monastero per sostenere bambine e ragazze provenienti da famiglie con serie difficoltà economiche e sociali. Oggi, le future mogli che ricorrono al servizio di beneficenza, spesso non hanno la possibilità economica di acquistare altrimenti un abito da sposa, oppure sono donne che fanno una scelta precisa di sobrietà, nell’ambito di un cammino intrapreso dalla coppia, con l’intento di riscoprire il significato vero del matrimonio. Molte donne, dopo aver utilizzato il vestito, scelgono di restituirlo agli istituti ai quali si sono rivolte per metterlo a disposizione di un’altra donna.

L’idea alla base è quello di far trovare ad ogni sposa il vestito dei propri sogni, ma di seconda mano, per un ritorno alla sobrietà, per chi non può permettersi altro. E per tornare al reale senso del matrimonio; uno schiaffo, insomma, allo sfarzo delle celebrazioni che rischiano di oscurarne il significato.
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