Mercoledì delle Ceneri
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La secolarizzazione della società moderna ci spinge a guardare con sospetto al tempo di Quaresima. Riservare un periodo dell’anno al pentimento e all’introspezione viene spesso bollato come un retaggio medievale, quasi ci si attendesse di veder spuntare all’improvviso una fila di flagellanti con la schiena nuda e il capo chino. Ma il senso del periodo che inizia oggi è tutt’altro: riflettere sulla propria vita, capire gli errori commessi, pregare per la redenzione di un’umanità ostaggio del male. Quest’ultimo tema è di stretta attualità, basta dare uno sguardo a quanto avviene a pochi chilometri dalle nostre coste, dove decine di persone vengono massacrate solo perché credono in un Dio diverso, o appartengono a un’etnia minoritaria. Visto da questa prospettiva la questione, allora, si ribalta e quaranta giorni in un anno di 365 dedicati alla riflessione diventano davvero pochi.

Come al solito sono i segni scelti dalla liturgia a rendere più evidente il senso di quanto ci apprestiamo a vivere. Il Mercoledì delle Ceneri si colloca, secondo il rito romano, 24 ore dopo il martedì grasso, così chiamato perché anticamente era l’ultima occasione per mangiare abbondantemente prima dell’inizio di un periodo di astensione. La stessa locuzione Carnevale (dal latino carnem levare, cioè togliere la carne, cibo delle feste per antonomasia) allude proprio al passaggio da un momento di giocondità e socialità ad un altro di contrizione e intimità familiare. Ma non per tutti è così: nel rito Ambrosiano, seguito nella vasta Diocesi di Milano, scherzi, frappe e castagnole sono prolungati per altri 4 giorni. Si tratta di una tradizione ancestrale, che affonda le sue radici nel IV secolo, quando i cittadini meneghini si rifiutarono di iniziare la Quaresima senza il loro Vescovo Ambrogio, momentaneamente lontano, e decisero di proseguire il Carnevale in attesa del suo ritorno. Così nel capoluogo lombardo e dintorni oggi non c’è alcuna Messa speciale, il tutto viene rinviato alla prossima domenica o, ancora meglio, al lunedì. Non è l’unica difformità liturgica, basti pensare che a Milano l’Avvento dura sei settimane e non quattro. Simbolo di questa giornata è proprio l’imposizione delle Ceneri ricavate dalla combustione dei ramoscelli d’ulivo avanzati dalla precedente Domenica delle Palme. E’ un gesto che invita alla penitenza ed è accompagnato dalla frase rituale “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai” o, più recentemente, “Convertiti e credi al Vangelo”.

L’aspersione apre la Quaresima, periodo che ricorda i 40 giorni trascorsi da Gesù nel deserto prima di iniziare la sua missione pubblica e durante i quali, al pari di ogni uomo, subì le tentazioni del diavolo. Ma che più propriamente introduce il tema della morte di Cristo e della Pasqua di Resurrezione. Ai credenti è richiesta l’osservanza del digiuno, non solo dagli alimenti, ma anche da tutte quelle abitudini che ci sembrano imprescindibili. Durante i venerdì, compreso quello della Settimana Santa, è raccomandato di non mangiare carne di alcun tipo. Il 40 è un numero ricorrente nei testi sacri (i giorni del diluvio, gli anni di Israele nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto e così via) e acquista il significato di un percorso di cambiamento e trasformazione.

A livello liturgico comincia la più larga sospensione del cosiddetto “tempo ordinario”. Il sacerdote non indosserà più i paramenti verdi sino a dopo la Pentescoste (50 giorni dalla Pasqua); da oggi sino alla Settimana Santa la casula sarà infatti viola (a ricordo della sofferenza terrena del Messia), ad eccezione della quarta domenica, in cui il celebrante vestirà il rosa, esattamente come nella terza d’Avvento. Si tratta della Laetare (allietare), cioè la Messa che annuncia la prossima Risurrezione, facendo incontrare il pigmento del dolore con il bianco della festa. Seguiranno il rosso della Domenica delle Palme e del Venerdì di Passione e il bianco (o l’oro) della Cena del Signore, la funzione della lavanda dei piedi, e della Pasqua. Segni, virtù e riti che, come si vede, non hanno nulla di bigotto o barocco ma che, con la loro forza, ci spingono invece a pensare e a migliorare noi stessi. La Quaresima ha un retroterra di valori finalizzati al bene dell’uomo, talmente attuali da sembrare quasi futuristici. E se fosse vissuta davvero come un profondo cammino verso l’auto-perfezionamento tante cose in questo pazzo mondo sarebbero diverse.

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