VENERDÌ 12 GIUGNO 2015, 17:06, IN TERRIS

MEDICI SENZA FRONTIERE, "IN YEMEN 100 FERITI IN UN SOLO GIORNO, PEGGIORA SITUAZIONE UMANITARIA"

“Le nostre équipe non hanno potuto spostarsi - testimonia il responsabile dei progetti di Msf - Abbiamo bisogno che ci venga garantita la libera circolazione”

MILENA CASTIGLI
MEDICI SENZA FRONTIERE,
MEDICI SENZA FRONTIERE, "IN YEMEN 100 FERITI IN UN SOLO GIORNO, PEGGIORA SITUAZIONE UMANITARIA"
Nello Yemen oltre 100 feriti, tra cui donne e bambini, sono stati curati nella sola giornata di mercoledì da Medici senza frontiere (Msf) ad Aden a causa dei pesanti bombardamenti sulla zona residenziale di Al-Basateen. Dal 19 marzo, Msf ha assistito più di 2.500 feriti in Yemen, dei quali 1.800 solo ad Aden, l’impostante città portuale nel meridione del Paese, affacciata sul golfo omonimo. La situazione a sud della città è in continuo deterioramento tanto che le équipe di Msf non possono spostarsi per fornire assistenza sanitaria e molti pazienti non sono in grado di raggiungere gli ospedali.

"Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto più di 130 feriti, per lo più da Al-Basateen dopo che la zona residenziale è stata bombardata in diverse occasioni, addirittura durante un funerale", racconta Thierry Goffeau, responsabile dei progetti di Msf ad Aden. "Gli ospedali di Aden sono pieni, alcuni mettono materassi davanti alle entrate. I combattimenti quotidiani e gli attacchi aerei sono ancora pesanti e siamo preoccupati per i pazienti che non sono in grado di accedere alle cure mediche, mentre quelli in ospedale sono troppo spaventati per lasciarlo". Msf sta gestendo una clinica per la chirurgia d‘emergenza ad Aden, il centro di salute di Crater e ambulatori chirurgici con cliniche mobili. "Le nostre équipe in molte occasioni non hanno potuto spostarsi e hanno ricevuto le scorte mediche via mare", prosegue Goffeau. "Abbiamo bisogno che ci venga garantita la libera circolazione per poter fornire assistenza medica a chi ne ha bisogno".

Lo Yemen sta vivendo una sanguinosa guerra civile dal gennaio di quest’anno, da quando, a seguito di un tentativo di colpo di Stato da parte della maggioranza zaydita Huthi, il presidente, ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī, e il Primo ministro, Khālid Baḥāḥ (uomo di compromesso fra il passato regime e le figure uscite dalla Primavera Araba) hanno rassegnato le dimissioni. Il 25 marzo scorso, 150 000 uomini delle forze di terra e 100 aerei dell'aeronautica militare dell'Arabia Saudita - forte del sostegno di 10 Paesi arabi - hanno colpito le posizioni degli Huthi nel tentativo di riportare al potere ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī e la minoranza sunnita, distruggendo gli insorti sciiti e acquisendo il totale controllo degli spazi aerei yemeniti. La Repubblica Islamica dell'Iran non ha mancato di elevare la sua voce di protesta, rendendo la zona a sud della penisola araba sempre più esplosiva.
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