MERCOLEDÌ 17 GIUGNO 2015, 000:10, IN TERRIS

Maternità, le dimissioni infami

AUTORE OSPITE
Maternità, le dimissioni infami
Maternità, le dimissioni infami
ocminIl 2014 è stato un anno contrassegnato da un aumento del numero di dimissioni volontarie dal lavoro, in particolare per le donne. Più di una su due lo ha fatto dopo la nascita del primo figlio confermando di fatto come l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura dei figli e della famiglia, che sono ancora quasi tutte sulle loro spalle, restano nella maggior parte dei casi “incompatibili”. E’ quanto emerge dalle anticipazioni diffuse recentemente da Labitalia e relative al “Rapporto annuale 2014 sulle convalide delle dimissioni delle lavoratrici madri e lavoratori padri”, pubblicazione che ogni anno viene redatta sulla base del monitoraggio svolto dall'Ufficio della Consigliera nazionale di Parità e dalla Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro.

Il rapporto evidenzia che nel 2014 si sono registrate dimissioni e risoluzioni consensuali di 26.333 lavoratrici e lavoratori, +11,27% rispetto alle 23.666 del 2013. Il dato però riguarda per la quasi totalità, 85%, le madri: sono ben 22.480 le dimissioni delle mamme, +5,62% rispetto alle 21.282 dell'anno precedente, mentre il numero dei lavoratori padri che si sono dimessi o hanno risolto in maniera consensuale il proprio rapporto di lavoro appare più ridotto, 3.853.

Da tener presente che in questi numeri si annida anche il fenomeno delle cosiddette “dimissioni in bianco”, il foglio di dimissioni che alcuni datori di lavoro fanno firmare a lavoratrici e lavoratori al momento dell’assunzione per poi utilizzarlo in caso di “necessità”, spesso al sopraggiungere della maternità oppure per lunghi periodi di malattia. La questione “dimissioni in bianco” è anche uno dei temi affrontati all’interno del decreto sulle semplificazioni connesso alla normativa di attuazione del Jobs Act e che ha visto impegnata in primo piano la Cisl nel ricercare soluzioni adeguate a contrastare efficacemente questa pratica intollerabile.

Ci aveva provato già nel 2007 il Parlamento con una legge che imponeva l’obbligo di redigere le dimissioni su apposito modello informatico predisposto e reso disponibile da uffici autorizzati, ma ebbe vita breve perché ritenuta farraginosa e di difficile applicazione, fino alla sua abrogazione nel giugno 2008. Allora si cercò una nuova soluzione con la riforma del lavoro Fornero nel 2012 reintroducendo una procedura, anziché in senso preventivo, al momento dell’assunzione, in senso ex-post, cioè all’atto della convalida delle dimissioni con una dichiarazione di conferma della volontà a carico della lavoratrice o del lavoratore.

Ma anche in questo caso le procedure di convalida introdotte sono state ritenute complesse e affidate per giunta alla lavoratrice o al lavoratore parte debole nel rapporto di lavoro e nel caso specifico sotto ricatto. Come donne della Cisl non abbiamo una predilezione particolare per questa o quella soluzione, per questa o quella legge, ma certamente abbiamo a cuore la tutela delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri. Ecco perché su questo fenomeno abbiamo condotto, insieme alle altre organizzazioni sindacali, al mondo dell’associazionismo e a numerose donne della politica e del sociale, una battaglia di civiltà fatta di mobilitazioni nazionali e territoriali e di raccolta firme che pensiamo abbiano contribuito a non abbassare la guardia tenendo accesi i riflettori su un problema grave e pericoloso.

La nostra convinzione e preoccupazione, dunque, è che aldilà delle soluzioni prospettate non venga meno l’impegno sul tema della conciliazione famiglia-lavoro - così come fa presagire l’approvazione della norma che allunga il tempo per fruire del congedo parentale facoltativo portandolo da 3 a 6 anni e da 8 a 12 anni di età del bambino rispettivamente per quello retribuito al 30% e per quello non retribuito, la cui durata resta comunque di 6 mesi - continua a determinare scelte forzate soprattutto per le donne. Non a caso, secondo Labitalia, alla base dell'abbandono del posto di lavoro c'è "una persistente difficoltà di conciliare i tempi di vita e di lavoro", soprattutto nella fascia di età tra i 26 e i 35 anni, età del 57% di chi si dimette dal lavoro.

Pertanto, occorre agire in entrambe le direzioni così da trovare completamento dando più valore e sostegno alle scelte femminili di maternità e di condivisione da parte dei lavoratori padri delle responsabilità genitoriali e familiari. Come Cisl, mentre vigiliamo sull’applicazione delle risposte legislative alle questioni che attengono alla tutela del lavoro, continuiamo a rafforzare e valorizzare gli strumenti a nostra disposizione, ovvero la contrattazione di prossimità, sia aziendale che territoriale, che già sta dando risultati soddisfacenti.
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