L’Onu propone di lavorare quattro giorni a settimana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:34

[cml_media_alt id='9816']impiegati[/cml_media_alt]Portare la settimana lavorativa a quattro giorni farebbe bene non solo alla salute, ma anche al lavoro e all’ambiente. A dichiararlo è Jon Messenger, team leader dell’International Labour Organization, ufficio dell’Onu che si occupa di politiche dell’occupazione a livello internazionale. Una ricerca condotta sulle diverse forme di organizzazione lavorativa adottate nei Paesi di tutto il mondo, infatti, ha messo in luce i cinque vantaggi principali che comporterebbe un taglio della settimana lavorativa.

Innanzitutto, secondo gli studiosi, lavorare troppo può causare malattie cardiovascolari, intestinali e all’apparato riproduttivo: ridurre le ore in ufficio, dunque, aiuterebbe a diminuire questi gravi problemi per la salute e i relativi costi per affrontarli e curarli. La settimana corta permetterebbe inoltre la creazione di più posti di lavoro: le imprese che vedono diminuire la richiesta dei propri servizi e prodotti, spiegano gli esperti, potrebbero attuare questa scelta anziché licenziare. Anche perché c’è un terzo vantaggio: l’aumento della produttività. Dedicare troppo tempo al proprio impiego, continua il rapporto dell’Ilo, non corrisponde a produrre di più. Un orario di lavoro inferiore aumenterebbe la motivazione dei lavoratori permettendo di diminuire l’assenteismo e la presenza di facciata. E questo di conseguenza porta al quarto vantaggio: la felicità dell’impiegato.

Ma i lati positivi non esistono solo per le persone: se le aziende restassero chiuse un giorno in più si ridurrebbe l’emissione di carbonio, risparmiando energia e producendo dunque benefici anche per l’ambiente.
La posizione dell’International Labour Organizzation, oltre che dalla maggior parte dei lavoratori del mondo, è stata appoggiata anche da uomini di business come il co-fondatore di Google Larry Page. Una buona notizia che, si spera, verrà presto istituzionalizzata.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.