LUNEDÌ 18 MAGGIO 2015, 000:05, IN TERRIS

Le bugie sulla previdenza "asociale"

AUTORE OSPITE
Le bugie sulla previdenza
Le bugie sulla previdenza "asociale"
marmo_raffaeleAl grido di “dagli al pensionato” si sta alimentando ad arte e con voluta ipocrisia una retorica contro i pensionati che rischia di produrre pericolose conseguenze nei rapporti tra le generazioni. Si stanno scomodando categorie come “egoismo dei vecchi”, “previdenza asociale”, “furto generazionale”. Fino a sollecitare addirittura gli stessi interessati a compiere paradossali autodafé, in una sorta di autodenuncia pubblica dei propri misfatti previdenziali, presenti, passati e futuri, con conseguente espiazione per togliersi la vergogna dell’assegno malconquistato.

A distinguersi in questa particolare e inedita campagna sono soprattutto i “montiani” di ogni latitudine, in servizio permanente effettivo o anche scesi da poco dalla nave in disarmo: si pensi al sottosegretario Enrico Zanetti o alla senatrice Linda Lanzillotta, per non parlare dello stesso ex presidente del Consiglio come anche dell’ex ministro Elsa Fornero. Né da meno è il presidente dell’Inps, Tito Boeri, non montiano ma comunque professore anche lui ben allineato alla tecnocrazia anti-pensionati, tanto che ha fatto del ricalcolo delle pensioni con il metodo contributivo la sua bandiera: un modo per dare un altro taglio agli importi.

Ebbene, quale è l’argomento-chiave usato da lor signori? Che gli attuali trattamenti altro non sono se non una sorta di privilegio a danno dei giovani e delle generazioni future. Diciamolo senza fronzoli: tutte storie, si tratta di una balla spaziale. Le pensioni, con la mancata rivalutazione così come con altri congegni, sono state tagliate esclusivamente per fare cassa. Punto. Non un euro di quei risparmi è andato ai giovani. E se oggi si deciderà per rimborsi al minimo non è, ancora una volta, per dare qualcosa ai giovani, ma perché non ci sono le risorse. Un argomento che può anche essere solido, ma che va indicato senza veli. Tanto più che, semmai, togliere ai padri o ai nonni, mai come oggi, significa togliere agli stessi figli o nipoti: se solo si pensa al ruolo di ammortizzatore svolto nelle famiglie dagli anziani e dai loro assegni.

Solo una chiosa finale: parliamo naturalmente delle pensioni e dei pensionati «normali» (la stragrande maggioranza), non dei titolari di vitalizi parlamentari e rendite d’oro di cui godono o godranno proprio lor signori, compresi i fieri Catoni di oggi.
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