LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2016, 000:01, IN TERRIS

LA SPIETATA "FABBRICA" DEI BAMBINI IN VENDITA

STEFANO CICCHINI
LA SPIETATA
LA SPIETATA "FABBRICA" DEI BAMBINI IN VENDITA
I diritti e la dignità delle donne e dei bambini almeno questa volta sono stati tutelati. Nei giorni scorsi, infatti, il Consiglio d’Europa si è espresso in modo chiaro contro la legalizzazione della maternità surrogata. Strasburgo, con 83 no e 77 sì, ha respinto il controverso e pericoloso Rapporto De Sutter intitolato “Diritti umani e problemi etici legati alla surrogacy”. Questo, tra l’altro, era già stato bocciato dalla Commissione affari sociali del Consiglio d’Europa il 15 marzo e nuovamente e il 21 settembre. Il netto “stop” alla crudele pratica dell’utero in affitto ha trovato d’accordo i cattolici, ma anche le femministe di tutta Europa. È stato un chiaro “no” allo sfruttamento del bisogno delle donne più povere, trattate come incubatrici, e alla mercificazione dei figli, considerati come oggetti da comprare.

Il Rapporto era stato presentato dalla senatrice belga Petra De Sutter, ginecologa, e responsabile di una clinica a Gand che fa della maternità surrogata la sua principale attività, in partnership con una struttura in India che mette a disposizione le “portatrici” low cost. Un evidente conflitto di interessi che però non ha impedito alla dottoressa di portare avanti questa campagna. Al Comitato dei ministri del Consiglio Ue, in un modo molto scaltro e sottile, non ha chiesto esplicitamente di approvare la maternità surrogata, ma di introdurre linee guida per proteggere i diritti dei bambini nati con questa pratica! Ma se queste linee guida fossero passate si sarebbe aperto il varco a una regolamentazione e quindi a un riconoscimento dell’utero in affitto. Non solo: la senatrice belga aveva anche provato a rendere più “digeribile” il Rapporto favorendo la surrogazione di maternità “solidale” e condannando quella “commerciale”.

Spieghiamo meglio in cosa consiste “l’utero in affitto”. È una pratica che consente a una coppia – etero o omosessuale – di rivolgersi a cliniche specializzate al fine di selezionare un embrione che verrà impiantato nell’utero di una donna anch’essa scelta con appositi criteri. La madre surrogata, vincolata da un contratto e retribuita, s’impegna a portare a termine la gravidanza per la coppia committente alla quale dovrà poi consegnare il nascituro senza poter instaurare alcun legame successivo con la creatura che ha portato in grembo per nove mesi.

È impossibile non accorgersi che siamo dinanzi a una palese violazione dei diritti umani, quelli delle donne e dei fanciulli che non possono nemmeno essere allattati al seno dalla loro madre biologica. Un altro aspetto inquietante è che la gestante riceve un compenso solo in caso di buona salute del bimbo che viene così considerato alla stregua di un pacco, una merce scelta a catalogo e pagata alla consegna una volta verificata l’assenza di “vizi e difetti”. Per non parlare, poi, dei cosiddetti aborti terapeutici per sopprimere creature non perfette, come fossero scarti di produzione, “figli di nessuno” che non verranno mai alla luce perché neppure i loro genitori li hanno accettati così come sono...

La Pontificia accademia per la vita, già nel 2004, affermava che un figlio non può essere considerato “alla stregua di un ‘prodotto’, il cui valore in realtà dipende in gran parte dalla sua ‘buona qualità’, sottoposta a severi controlli ed accuratamente selezionata”. La scrittrice e filosofa francese Silvyane Agacinski, ha dichiarato in diverse occasioni che “le lobby delle industrie biotecnologiche esercitano una pressione tremenda” poiché la procreazione medicalmente assistita “rappresenta un grosso affare economico”, così “le agenzie comprano e vendono ovociti e spermatozoi, ma quello che più manca alla loro catena di produzione è la disponibilità del ventre femminile. E allora si rivolgono a donne molto fragili, reclutate su un grande mercato che possiamo qualificare come neocoloniale”.

In Italia, sebbene la maternità surrogata sia vietata, compagnie straniere la promuovono ugualmente. Per arrestare questo traffico alcune associazioni – ProVita onlus, AGE, Generazione Voglio Vivere, Non Si Tocca la Famiglia, Comitato Articolo 26 e la Nuova Bussola Quotidiana – hanno lanciato la petizione #STOPuteroinaffitto che sarà consegnata al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia, ai Presidenti della Camera e del Senato, e al Presidente della Repubblica nella sua funzione di Presidente del Consiglio superiore della magistratura. “Durante un incontro con potenziali clienti a Roma – si apprende dai promotori dell’iniziativa – il rappresentante di un’agenzia americana per la maternità surrogata, ha detto: ‘Sono qui perché voglio aiutarvi ad ottenere quello che volete [cioè un bambino, ndR] nel minor tempo possibile e al prezzo più economico. Vogliamo avere più clienti in Italia…’”.

Le associazioni pro-vita aggiungono che le autorità, e in particolare i magistrati, “sembrano fare ben poco per fermare quelle agenzie e i loro lucrosi affari”. Proprio per tale motivo, tra gli obiettivi della petizione, c’è quello di “assicurare la corretta applicazione delle norme penali che vietano la surrogazione di maternità e la commercializzazione di gameti (L. 40/2004, art. 12, comma 6) al fine di prevenire e di reprimere l’operato di agenzie straniere, enti diversi, professionisti o altre persone, che promuovano, realizzino, organizzino o pubblicizzino in qualunque forma le pratiche di maternità surrogata in Italia”. Inoltre è auspicata “l’adozione di un’apposita convenzione internazionale per l’abolizione universale della pratica di surrogazione della maternità”. È un primo passo per tentare di arginare questo ripetuto schiaffo nei confronti della dignità della persona messo in atto dalla cultura utilitaristica e massificata imperante che vuole imporre i propri modelli a tutti costi.
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