LA LETTURA DEI LIBRI IMPOSTA PER LEGGE

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Tra un po’ di tempo oltre alla pausa caffè e a quella per far riposare la schiena, i dipendenti pubblici dovranno inserire la “pausa per leggere”. Accade negli Emirati Arabi Uniti, dove entrerà in vigore il primo “diritto nazionale della lettura” . Lo ha annunciato il presidente, lo sceicco Khalifa bin Zayed al-Nahyan. L’unica discriminante rispetto al tempo del personale destinato alla lettura sul lavoro, sarà quella di scegliere testi inerenti lo sviluppo professionale e personale. Ma la proposta non si ferma agli uffici pubblici.

L’obiettivo della nuova legge è quello di “rendere la lettura un’abitudine quotidiana”. La legge obbligherà anche i bar ad offrire materiale di lettura per i loro clienti, e vedrà rami di biblioteche aperte nei centri commerciali. Il progetto sarà sostenuto anche da una politica di defiscalizzazione rispetto alla produzione e vendita di libri.

E’ un’iniziativa senza precedenti sotto l’aspetto culturale. La legge prevede anche una fornitura ai bambini di “valigetta della conoscenza”. Le borse saranno fornite alla nascita, uno e due anni, saranno in arabo per i cittadini degli Emirati Arabi Uniti e gli espatriati arabi e in inglese per gli immigrati non arabi. Altra appendice della nuova normativa: i libri non desiderati non possono essere distrutti, ma devono essere “conservati, riutilizzati o donati”.

In un concorso che premiava i piccoli lettori Mohammed Farah, sette anni, algerino, ha vinto 150.000 dollari come primo premio in borse di studio e contanti, mentre alla scuola vincitrice, a Nablus, in Palestina, è stato assegnato un premio pari al valore di un milione di dollari.

Se raffrontata con i dati statistici di casa nostra (fonte Istat), farebbe pensare a un’iniziativa da proporre anche nel Belpaese. Nel 2015 si stima che meno del 50% della popolazione (precisamente il 42%) di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. E’ dal 2011 che il trend è sempre in negativo, e il 2015 in questo ha fatto registrare un stop, non certo però un’inversione di tendenza.

Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.

La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell’anno precedente. I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno.

Senza dimenticare l’ultimo rapporto dell’Associazione italiana lettori, secondo cui in 687 comuni non esiste nemmeno una libreria. Problema che riguarda circa 13 milioni di italiani, costretti a uscire dal proprio territorio se vogliono acquistare un testo. A soffrire maggiormente, come spesso accade, è il mezzogiorno. L’Aie spiega che il 15,1% dei Comuni delle Isole  e ben il 33,3% di quelli del Sud sono senza librerie. Ma se il Meridione piange, il Settentrione non ride. Nel Nord est, infatti, il 20,5% dei comuni è sprovvisto di questa tipologia di negozi. Non naviga in acque migliori la situazione delle biblioteche scolastiche e i numeri parlano chiaro: sono circa mezzo milione i ragazzi che frequentano scuole senza biblioteche.

Insomma, in Italia si legge poco; soffrono moltissimo anche i quotidiani e non decollano gli e-book. Nel 2014, le famiglie italiane hanno speso 3.339 milioni di euro per libri e 5.278 per giornali, stampa e articoli di cancelleria: rispettivamente 11 e 18 euro al mese, lo 0,4 e lo 0,6% della loro spesa complessiva. Forse, anche per questo, ci vorrà una legge…

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