La Cgil contro il Jobs Act: “Referendum per l’abrogazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:35

“Nel decreto del governo non c’è alcuna estensione dei diritti e delle tutele. Non cambierà nulla ed è l’ennesima dimostrazione del baratro che c’è tra gli annunci e la realtà”. “Quello che hanno realizzato non è un contratto a tempo indeterminato. Per noi il rapporto di lavoro porta in sè le tutele e il riconoscimento delle libertà dei lavoratori. La monetizzazione crescente non è un rapporto di lavoro nel quale si realizza la libertà del lavoratore. C’è piuttosto lo stato di perenne condizionamento, la costituzione di uno stato servile e non paritario” così la leader Cgil, Susanna Camusso, lancia una sfida contro il decreto Renzi “che cancella diritti e non crea posti di lavoro”. Per Camusso con tre milioni di disoccupati bisogna sbloccare “quella follia della legge sull’età pensionabile” che determinerebbe “400 mila assunzioni senza bisogno di falcidiare i diritti, demansionare i lavoratori e creare precariato mascherato”.

Susanna Camusso non ferma la sua battaglia pubblica contro il Jobs Act e proprio attraverso il quotidiano Repubblica svela la sua intenzione di fare “muro”. Vuole una legge di iniziativa popolare per ripristinare l’art.18 e un referendum per l’abrogazione del Jobs act stesso, è necessario “fare ogni sforzo per ricostruire un diritto del lavoro dopo i danni determinati dalle scelte del governo. Vanno affermati diritti universali di tutti coloro che lavorano indipendentemente dal contratto”. La Cgil continuerà “la mobilitazione, con tutte le forme necessarie”, per “una legge universale che riconosca a tutti gli stessi diritti, perchè non è vero che per riconoscere la modernità si debbano cancellare i diritti. Raccoglieremo le firme su questo per una legge di iniziativa popolare”.

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