IO, SCAMPATO ALL’ABORTO

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“Io sono il figlio che non è stato abortito”. Marco inizia così il racconto della sua storia, da un’adolescenza piena di rabbia fino alla riscoperta di quella che considera la vera ricchezza: la vita. Una scoperta fatta attraverso alcuni “fratelli” che la società di oggi considerano un peso, un qualcosa di cui liberarsi il prima possibile.

“El Christo del oceano”

E’ stato un film spagnolo che ha fatto scattare qualcosa nella mente della mamma di Marco. Si era sposata giovane, incinta della sua prima figlia. Dopo un periodo di felicità, le cose sono cominciate ad andare male, quindi la separazione. Poi un rapporto occasionale con il suo ex marito e, nonostante le precauzioni prese, una seconda gravidanza. Il rifiuto verso quella nuova vita da parte del suo compagno, la spinge a decidere per l’aborto. Poi una serata al cinema con le amiche e la visione di un film spagnolo. Un bimbo orfano, che viveva con uno zio alcolizzato, trova un crocefisso nelle acque dell’oceano. Dopo un primo momento di smarrimento decide di portarlo in casa e nasconderlo in cantina. Quella croce diventerà il suo più grande amico che lo educherà, gli farà vedere la vita con altri occhi e gli mostrerà che la bellezza si può vedere ovunque, anche nello zio che torna ubriaco tutte le sere. Grazie alla visione di quel film, la mamma di Marco decide di portare a termine la sua gravidanza e far nascere il bambino che portava in grembo.

“Io non ti volevo”

“Ero più o meno un adolescente quando mia madre mi ha raccontato che non ero stato cercato, che ero nato da un rapporto occasionale e che, all’inizio, sia lei che mio padre avevano pensato all’aborto come unica soluzione – racconta ad In Terris – Me lo ha detto per proteggermi, per farmi capire che persona fosse stato mio padre”. Ma quella sincerità aveva ferito Marco, si sentiva non voluto e provava tanta rabbia. Però, il solo pensiero di causare sofferenza alla madre e alla sorella lo ha tenuto lontano dalla droga e dall’alcol.

La scoperta della bellezza della vita

“Mia madre fin da piccolo, quando avevo 11-12 anni, mi ha sempre spinto a fare del volontariato – spiega Marco -. Sono stato con il treno dell’Unitalsi a Lourdes, ho fatto servizio con persone disabili e sono state proprio loro a farmi riscoprire la bellezza della vita“. Con il passare del tempo, Marco stringe amicizia con alcune persone affette da disabilità e si accorge che nonostante i loro problemi, sono sempre felici, grati di ogni momento passato insieme. “Piano piano ho scoperto che io li liberavo dalla loro solitudine e loro mi liberavano dal fatto di credere che i miei problemi erano insormontabili. Senza la necessità di usare stupefacenti, quei ragazzi disabili mi hanno ridato la capacità di stupirmi, di guardare il mondo con occhi nuovi”.

Togliere le stelle al cielo

“Lo sguardo di questi fratelli in carrozzina o con altri tipi di disabilità, mi mostrava cose che ignoravo. Attraverso la loro amicizia ho scoperto Gesù. Ho capito che anche se in principio c’è stato un papà che mi ha rifiutato, io avevo un Padre che mi aveva desiderato – racconta Marco -. Questa nuova consapevolezza mi ha dato pace e la rabbia si è trasformata in una propulsione verso la vita. E’ una follia discriminare queste persone. C’è chi fa degli esami durante la gravidanza per vedere se ci sono dei difetti, delle anomalie quindi si procede all’eliminazione del feto. Chi dice no alla vita, toglie una ricchezza all’umanità. E’ come togliere le stelle al cielo”.

Nel mondo 56 milioni di aborto ogni anno

Secondo uno studio del maggio 2016 dell’Oms – l’Organizzazione mondiale della sanità – e il il Guttmacher Institute statunitense, pubblicato sulla rivista Lancet, sono 56 milioni i casi di interruzione di gravidanza che sono stati praticati nel periodo tra il 2010 e il 2014. Rispetto al periodo 1990-1994 c’è stato un incremento di circa sei milioni. In Italia invece, dai dati pubblicati su “Lancet”, emerge che il tasso di aborti è di 9 ogni mille donne in un gap di età tra i 15 e i 44: molto al di sotto della media europea che è di circa 21 aborti ogni mille donne.

Gli obiettori di coscienza

Secondo una relazione del ministero della Salute risalente al 2015, in Italia ben 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza. Rispetto al 2005, i professionisti che per motivi etici o religiosi hanno scelto di non effettuare intervento di aborto volontario, si nota un aumento del 12%. Nel Molise sono obiettori il 93,3% dei ginecologi, il 92,9% nella PA di Bolzano, il 90.2% in Basilicata, l’87,6% in Sicilia, l’86,1% in Puglia, l’81,8% in Campania, l’80,7% nel Lazio e in Abruzzo. Meno accentuata, ma sempre molto alta la percentuale di anestesisti obiettori che, in media, è pari al 49,3%. Anche in questo caso i valori più elevati si osservano al Sud, con un massimo di 79,2% in Sicilia, 77,2% in Calabria, 76,7% in Molise e 71,6% nel Lazio. Mentre il personale medico obiettore raggiunge valori intorno al 46,6% con un massimo di 89,9% in Molise e 85,2% in Sicilia.

Diversa la situazione nel resto dell’Europa. Ad esempio, in Francia, tutti gli ospedali hanno l’obbligo per legge di rendere disponibili i “servizi” di interruzione della gravidanza. In Inghilterra solo il 10% dei medici è obiettore di coscienza ed esistono centri di prenotazione aperti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Inoltre, per obbligo di legge, tutti gli operatori che decidono di lavorare nelle strutture di pianificazione familiare non possono dichiararsi obiettori. In Svezia, invece, non esiste il diritto all’obiezione di coscienza: tutti gli specializzandi in ostetricia e ginecologia che pensano che l’aborto sia una pratica sbagliata, vengono spinti e indirizzati a scegliere altre specializzazioni.

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