DOMENICA 09 APRILE 2017, 000:05, IN TERRIS

In ritardo a scuola? Zappi il cortile dell'istituto per un'ora

EDITH DRISCOLL
In ritardo a scuola? Zappi il cortile dell'istituto per un'ora
In ritardo a scuola? Zappi il cortile dell'istituto per un'ora
Nel liceo artistico e tecnologico "Ciusa" di Nuoro, il preside Francesco Cucca ha ideato quella che in molti hanno definito la sanzione perfetta: gli studenti che arrivano in ritardo alle lezioni, o si comportano male, sono invitati a zappare un ettaro di incolto che circonda la scuola e destinato a diventare un parco. Il progetto, denominato “Un milione di alberi”, si inserisce all’interno di un obiettivo didattico ed educativo più ampio: rendere "bella" la scuola.

Un'opera realizzata da scolari


In tal modo si può sperimentare che vivere in un ambiente accogliente e in armonia con la terra rende gli studenti capaci e felici. Perché l'impresa di sistemare e curare un parco sarà opera dei ragazzi, soprattutto di quelli non proprio amanti dello studio e delle regole. Da tempo le punizioni si sono trasformate in piccoli-grandi lavori utili alla vita scolastica: dipingere una parete, lavorare in biblioteca, aiutare il personale. Azioni utili a tutto l'Itituto e pensate per dire allo studente che è una persona che vale, anche se arriva sempre in ritardo o falsifica la firma.

Un rimedio contro le scuse


Sul piano pedagogico, questa sanzione sarebbe perfetta se accostata alle classiche giustificazioni che ogni mattina gli studenti propinano ai professori. "Non ho sentito la sveglia": un’ora di zappa e la sera si va a letto prima perché si è stanchi e la mattina ci si sveglia in tempo. "Ho mal di testa": un’ora a strappare erbacce per fare il pieno di endorfine e il mal di testa scompare. "Ho perso l'autobus": si piantano alberi, così ci si irrobustisce così la mattina si può correre per non perdere i mezzi. Per non parlare dei benefit del rapporto con la natura, dell'attenzione verso un qualcosa che un giovane "fa suo". Alcuni studenti hanno imparato così bene la lezione che durante le assemblee chiedono di andare a lavorare la terra.
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