Il sistema delle concessioni per sconfiggere le discariche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:20

mogilatova_alexandraI principi di una corretta gestione dei rifiuti – urbani e industriali – sono stati fissati dall´Ocse e da una direttiva dell´allora Comunità Economica Europea cinquant´anni fa: primo, ridurre la produzione di rifiuti (soprattutto imballaggi e articoli usa e getta); secondo, riciclare, cioè recuperare in nuovi cicli produttivi i materiali di cui sono composti i rifiuti; terzo, recuperare energia da ciò che non si può riciclare e bruciando le frazioni combustibili residue, quarto, portare in discarica solo ciò che avanza.
Rispetto a questi criteri, il quadro della gestione dei rifiuti in Italia nel confronto con l’Europa presenta importanti margini di miglioramento. Infatti, secondo Eurostat, gli italiani con 535 chili di rifiuti pro capite non ne producono tanti quanto i danesi (718 chili a testa) seguiti da Lussemburgo, Cipro e Irlanda (con volumi sopra i 600 chili a persona).

L’Italia, invece, per quel riguarda la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti che essa consente, retrocede al tredicesimo posto in Europa. Gli italiani, riescono a riciclare o trasformare in compost appena il 34% dei rifiuti prodotti, contro una media europea pari al 40%. E’ così il 49% dei rifiuti italiani finisce in discarica indifferenziata, contro l’1% di Belgio e Germania (anche se molto meglio del 99% della Romania). Nel nostro Paese l’organizzazione strutturale dei servizi di raccolta, smistamento e smaltimento o riciclaggio dei rifiuti è in mano per il 45% dei casi ad aziende pubbliche e per il 34% ai privati e il restante ai Comuni con una gestione in economia.
In molti casi, inoltre, le imprese pubbliche subappaltano l’espletamento materiale delle funzioni gestionali a fornitori privati.

In generale, però, negli ultimi anni, quale che fosse il modello gestionale prescelto, si è registrato un crescente coinvolgimento di soggetti privati nel settore, in particolare multinazionali ed imprese di grandi dimensioni, soprattutto all’estero, mentre in Italia tutto procede più a rilento perché gli enti locali paventano una maggiore difficoltà nel controllo del settore a fronte di una maggiore privatizzazione.

Desta preoccupazione soprattutto il fatto che i costi elevati che un’impresa privata deve sostenere per trattare correttamente i propri rifiuti possano indurre imprenditori senza scrupoli ad adottare soluzioni economiche illegali e nocive per l’ambiente. Ma d’altronde gli stessi costi generano oggi, nei conti degli enti locali e delle loro aziende specializzate nel settore, autentiche voragini di perdite e di debiti, non colmabili con le pure salatissime tariffe della “tassa rifiuti”. Il “nodo” concettuale da sciogliere è, dunque, tutto qui: come dar modo al Pubblico di privatizzare la gestione “integrata e unitaria” dei rifiuti senza perdere il necessario potere di controllo sulla qualità del servizio sotto il profilo del pubblico interesse. La soluzione potrebbe essere rappresentata dall’adozione del sistema delle concessioni che consentirebbe al Pubblico di arrestare le perdite correnti della gestione diretta e spostare il debito pregresso a carico dei concessionari, naturalmente su tempi lunghi.

La principale delle caratteristiche innovative del modello della concessione è l’assunzione in capo ad un unico soggetto imprenditoriale di tutti gli oneri per l’erogazione dei servizi compresi nel ciclo integrato dei rifiuti, consentendo in questo modo alla pubblica amministrazione di esercitare un unico ruolo, al riguardo, ma in maniera più efficiente: la programmazione e il controllo sugli interventi da svolgere e sugli standard dei servizi erogati.

Ma da cosa è garantita la sostenibilità del modello e la sua economicità nel perseguire il doppio, ambizioso obiettivo: meno costi e maggior qualità? In primo luogo il modello di affidamento in concessione del ciclo integrato dei rifiuti, grazie all’affidamento in capo al concessionario delle attività di accertamento e riscossione, consente una disponibilità di flussi di cassa certi e una reale finalizzazione delle risorse derivanti dalla “tassa rifiuti”. In altre parole il concessionario assicura una maggiore efficacia nella riscossione del tributo, con una conseguente più equa distribuzione dell’onere tra gli utenti del servizio, ed assicura che queste risorse si traducano in investimenti concreti ed elevati standard del servizio. In tutto ciò l’Ente Pubblico/Concedente controlla la rispondenza di quanto erogato ai requisiti del capitolato e verifica l’effettivo utilizzo delle risorse grazie al potere di controllo sul Piano Economico Finanziario della Concessione.

La convergenza su un unico soggetto concessionario degli interessi dei vari operatori di mercato coinvolti nel sistema garantisce la visione globale delle priorità, e insieme il superamento del contrasto degli interessi e dello scaricabarile delle responsabilità. Tutto questo conduce automaticamente il gestore ad impiegare le tecnologie migliori, per conseguirne i connessi vantaggi quali-quantitativi; e si riverbera positivamente sull’andamento del tessuto imprenditoriale locale nello sviluppo di iniziative caratterizzate da elevata sostenibilità finanziaria. Nella visione ottimale, questa buona gestione permette una riduzione delle tariffe e agevola al Pubblico il ruolo del controllo proprio per la delle responsabilità gestionali.

Naturalmente, l’assunzione di una responsabilità così globale e complessa presuppone che i gestori concessionari siano imprese solide e articolate: il perimetro del servizio da concedere, infatti, dovrebbe corrispondere all’intero ciclo di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati, e quindi comprendere: la gestione del regime transitorio dalla situazione precedente fino alla messa a regime del sistema (con particolare riferimento alle realtà caratterizzate da una situazione emergenziale), secondo le specifiche richieste dall’Ente concedente; l’organizzazione del sistema di accertamento e riscossione delle tariffe; i servizi operativi di spazzamento, raccolta, raccolta differenziata e trasporto agli impianti; la gestione degli impianti di selezione, trattamento e smaltimento esistenti (pubblici o gestiti in base ad una concessione pubblica) e la realizzazione di eventuali nuovi impianti laddove previsti dall’aggiudicatario e previa autorizzazione.

Alexandra Mogilatova

Direttore Generale EXITone

 

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