VENERDÌ 26 GIUGNO 2015, 000:05, IN TERRIS

IL CALABRONE CHE UCCIDE GLI UOMINI

FRANCESCO VOLPI
IL CALABRONE CHE UCCIDE GLI UOMINI
IL CALABRONE CHE UCCIDE GLI UOMINI
Quasi cinquanta morti in Cina e almeno 6 in Francia. Il flagello stavolta arriva dall’oriente: è grande più di un pollice, di colore scuro e quando attacca non ha pietà. Distrugge tutto quello che incontra ma non è una locusta: perché punge e qualche volta uccide. Il suo nome scientifico è Vespa Mandarinaia ma nel tempo si è guadagnato l’appellativo di “Calabrone Killer”. Dimenticatevi quelli che conosciamo noi: non si tratta degli “ammazza somari”, come i contadini saggiamente chiamano il calabrone comune. Nella foto di famiglia degli imenotteri è quello grande, grosso e cattivo. Basta solo un dato: può arrivare a misurare fino a 6 centimetri: un vero e proprio carro armato con le ali e dotato di un cannone micidiale. I testimoni sopravvissuti alla sua puntura dicono che il suo colpo è simile “a un chiodo arroventato” che si fa strada fra pelle e carne. Può iniettare una quantità ingente del suo veleno che contiene ben 8 sostanze letali: alcune servono per aumentare la percezione del dolore, altre sciolgono tessuti, altre, infine, invitano nuovi calabroni a pungere, ancora e ancora. Come una mitragliata che si abbatte sul malcapitato, avvicinatosi troppo al suo nido o a fonti di cibo. Differentemente dalle api, poi, non si sviscera pungendo ma può condurre una serie indefinita di attacchi. E può portare allo choc anafilattico anche chi non è allergico. Le tossine si fanno strada nel sangue della vittima e possono danneggiare irreparabilmente fegato, reni e cuore conducendola alla morte.

E’ originario del Giappone, dove ogni anno si registrano decine di decessi per via delle sue punture, ma si è rapidamente diffuso nel sud est asiatico e in Cina, mietendo altre vittime. Costruisce i suoi nidi sugli alberi e fra i cespugli. Perfettamente mimetizzati fra la vegetazione questi giganteschi vespai sono una trappola infernale per animali ed esseri umani che, inconsapevoli vi si avvicinano. La Mandarinaia, infatti, arriva a proteggere la sua casa fino a 10 metri di distanza da essa. Il consiglio che ci davano i nostri nonni da bambini, “se non li infastidisci non ti fanno niente”, in questo caso, dunque, non funziona. L’arrivo in Europa è avvenuto negli ultimi mesi ed è un mistero. Probabile che sia stato importato per sbaglio all’interno di qualche canna di bambù o nell’imballaggio di prodotti in porcellana. In Francia ha già ammazzato sei persone e l’allarme è massimo. In Italia calabroni giganteschi sarebbero stati avvistati in Calabria (sarà l’assonanza che li ha richiamati?). Ma la diffusione, per ora, sarebbe sotto controllo.

Nel Bel Paese a spaventare di più è un parente più piccolo del killer: si tratta della Vespa Velutinia Nigrithorax. Ossia vespa dal torace nero, la quale non ha nulla a che fare con la Xylopa Violacea, la grossa e pacifica apona dalle ali blu che molti erroneamente confondono con i calabroni. La pericolosità per l’uomo, in questo caso, è del tutto identica a quella di qualsiasi insetto munito di pungiglione: il rischio di morte scatta solo per gli allergici o nel caso di punture reiterate. La Velutinia, originaria anch’essa dell’Asia e importata distrattamente da qualche viaggiatore o commerciante, è invece un autentico flagello per gli apicultori. “Il pericolo per le api è altissimo – ha spiegato a Retenews24 l’esperta Alessandra Ripari - dal momento che la vespa velutina le mangia, sbucciandole quando sono ancora vive. Dopo averle catturate, le spezza e poi toglie la parte esterna per cibarsi dei muscoli del torace”. Una scena agghiacciante solo ad immaginarla, uno schiaffo all’esistenza di questi meravigliosi e utilissimi insetti che troppe volte ammazziamo con i nostri veleni. Nel nord, specie a Cuneo, Alessandria e Imperia, è già partita la caccia al vespaio per cercare di scongiurare nuove stragi nelle arnie e negli alveari con ripercussioni pericolose nella produzione del miele. Ma stanare questo assassino volante non è facile.

Due vicende, quella della Mandarinaia e della Velutinia, che riportano alla mente il caso delle api killer, scoppiato negli Stati Uniti, specie in California, sul finire del secolo scorso. Un’emergenza scatenata dalla cosiddetta “africanizzata”, frutto dell’incrocio fra due specie diverse. A creare questo super imenottero, negli anni 50, è stato il biologo Warwick Estevam Kerr. L’obiettivo dello scienziato era fondere in un unico esemplare la maggiore produttività dell’africana e la migliore adattabilità di quella europea. Ne è uscito un mutante aggressivo e con pochi punti deboli che ha attaccato e ucciso decine di persone e infestato i nidi delle api comuni, uccidendo la regina e sostituendola con un’usurpatrice in grado di trasformare l’intera colonia. L’uomo che inventa insetti assassini o li importa fregandosene di regolamenti e divieti. L’uomo più pericoloso di qualunque veleno o pungiglione.
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