I giovani di Rondine a Bruxelles per la pace in Europa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:38

Al Parlamento Europeo il 18 novembre ha risuonato l’eco dei giovani provenienti da luoghi in conflitto, nemici tra loro ma che hanno dimostrato che la convivenza pacifica è possibile. La loro testimonianza è stata data a Bruxelles in occasione del Centenario della Grande Guerra, nell’ambito di una riflessione sulla costruzione della pace che ha coinvolto Istituzioni e società civile.

Si tratta degli studenti appartenenti all’associazione Rondine Cittadella della Pace Onlus che in collaborazione con il vice presidente David Sassoli e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, hanno promosso l’evento che si è sviluppato in due appuntamenti: una conferenza dal titolo “Europa: una nuova coscienza per uscire da un secolo di guerre” e uno spettacolo musicale “Dissonanze in Accordo”, con la presenza della testimonial d’eccezione Noa (Achinoam Nini), durante il quale i giovani hanno raccontato la loro storia di riconciliazione col nemico.

Il Parlamento ha lanciato un messaggio universale con l’esperienza di questi ragazzi, ricordando alle Istituzioni che hanno la responsabilità, di mantenere la pace e di continuare ad impegnarsi per un progetto comune: “La nostra storia europea – afferma Federica Mogherini – può essere un modello di pace non solo per l’assenza di guerra. La pace è democrazia, rispetto dei diritti, condivisione della propria umanità.La cosa più bella dell’esperienza di Rondine è la convivenza – continua l’Alto Rappresentate dell’Unione indicando la Cittadella della Pace come esempio di convivenza pacifica – e questo ci insegna che abbiamo bisogno di due cose: conoscenza e condivisione. Parlare di pace non è naif come molto credono, ci vuol molto più coraggio a fare la pace che a fare la guerra.”

La conferenza guidata dalla giornalista Carmen Lasorella è stata aperta da David Sassoli, che ha chiesto un minuto di silenzio per l’attentato a Gerusalemme e la morte del medico rientrato dalla Sierra Leone. L’intervento dei giovani dell’associazione ha permesso di porre importanti quesiti ai relatori presenti. Elmira dall’Azerbaijan che ha raccontato la sua sfida di convivenza con il nemico, ha dichiarato al termine dell’intervento: “Il cessate il fuoco è spesso anche un cessare delle parole tra le società. Il problema è che smettiamo di sparare e smettiamo anche di parlare”.

Decisivo è stato l’intervento di Noa, che ha condiviso la storia di migranti della sua famiglia di origine yemenita e l’alto prezzo che nella sua carriera ha pagato per aver scelto di sostenere la pace e il dialogo: “Purtroppo nessuno sa nulla del lavoro di queste associazioni, perché la violenza occupa sempre le prime pagine e invece dovremo concentrarci Noasulle storie di speranza che arrivano da associazioni come questa”.

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