Havel, un giallo lungo 25 anni: nuove rivelazioni sul caso cecoslovacco

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Il progetto era di uccidere Vaclav Havel, leader della dissidenza antisovietica e futuro presidente della Cecoslovacchia. In occasione del 25esimo anniversario della così detta “rivoluzione di velluto”, Jaromir Sedlak, in quegli anni consulente del premier comunista Lubomir Strougal, ha indetto una conferenza stampa per rivelare nuovi dettagli su una vicenda dai toni inquietanti, che tiene banco ancora oggi.

Secondo Sedlak, la polizia segreta della Cecoslovacchia pre ’89, la famigerata Statni bezpecnosti sluzba (Stb), progettò di uccidere Vaclav Havel, a capo dell’opposizione, pochi giorni dopo la rivoluzione di velluto. Fin ora, si è sempre saputo dei piani della Stb per screditare Havel: ma per la prima volta si parla di un vero e proprio piano diretto a eliminarlo fisicamente. Erano i giorni successivi alla manifestazione studentesca del 17 novembre, violentemente represse dalla polizia: di lì’ a poco il fragile regime cecoslovacco sarebbe caduto.

Sul caso indagò anche la Procura di Roma: il dossier Havel, infatti fu consegnato dal presidente cecoslovacco al governo italiano nel 1990. Sedlak si è rifiutato di rivelare la sua fonte: “Non posso farne il nome, perché è ancora in vita e potrebbe avere problemi da questa rivelazione”.

La tensione era alle stelle, ha raccontato Sedlak: Praga era stata già raggiunta da circa quattromila membri della Milizia popolare, il cosiddetto “pugno armato della classe operaia”, un corpo formato dalle frange più radicali dei sostenitori del regime, per niente disposti a farsi da parte e intenzionati a usare le maniera forti per ridurre al silenzio gli oppositori. Fu proprio in quegli ambienti che sarebbe nata l`idea di assassinare Havel, che si era guadagnato il carisma di leader della rivoluzione.

“La proposta di eliminare Havel arrivò sino ai capi della polizia segreta – ha raccontato Sedlak, che avrebbe appreso la notizia da un agente della Stb che partecipò personalmente alla drammatica riunione – ma nel corso di una riunione dei vertici della Stb, fu solo una minoranza ristretta a dirsi favorevole. Prevalse realisticamente l`opinione che una cosa del genere avrebbe scatenato la rabbia popolare e un probabile bagno di sangue. Sapevano bene che i primi a farne le spese sarebbero stati proprio i capi del regime e della polizia segreta”.

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