GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2015, 000:05, IN TERRIS

GLI "ULTIMI" DI CASA NOSTRA

FABRIZIO GENTILE
GLI
GLI "ULTIMI" DI CASA NOSTRA
Ci sono notizie che restano tali lo spazio di un giorno, quello in cui la disperazione ti fa fare il “gesto eclatante”. Giusto il tempo di attirare l’attenzione dei media e la pietà dei politici di turno che si sperticano in promesse. Poi i riflettori si spengono, la singola storia non conta più… Troppo forte il fragore delle vicende internazionali, le priorità cambiano di posizione. E così capita che un uomo di Lecce rischi letteralmente di morire ustionato tra le lamiere roventi della propria “baracca a quattro ruote”, a 3 anni da uno sfratto che “ha fatto notizia”. A volte gli ultimi non sono così inquadrabili, non hanno la pelle scura, non sono sui barconi – realtà peraltro esistenti e devastanti, preda del traffico di esseri umani –, non sono disabili ma si nascondono dietro un’apparente normalità. Finché non li vedi stramazzare al suolo non ti accorgi di loro; e spesso anche dopo “esistono” giusto il tempo di portarli via. Il protagonista di ciò che raccontiamo è uno dei tanti "invisibili" che non solo non trovano soluzione ai propri problemi, ma nemmeno udienza nelle Istituzioni. Uno schiaffo alla dignità umana.

La vicenda di Ugo Mennoni, 70enne pugliese, è proprio questa. E dall’interno del suo furgone di fortuna ha lanciato un appello al Prefetto di Lecce e al sindaco del capoluogo salentino: "Così rischia di morire dignitosamente un italiano”.

La storia parte un mese prima del Natale 2012, quando il nucleo familiare composto da lui, la moglie e tre figli subisce uno sfratto esecutivo. La famiglia si smembra: da una parte il marito, da un’altra il figlio 16enne, da un’altra ancora la moglie Jolanda con gli altri due figli minori, “parcheggiati” dalla sorella. I giornali si occupano di loro, e parte una gara di solidarietà. Fino al 5 gennaio 2013 un privato mette a loro disposizione un tetto, ma nel frattempo l’eco della disperazione si affievolisce. La routine prende il posto dell’interesse. D’altronde Ugo non è nessuno, e la legge – complice una complicata vicenda burocratica – ha imposto lo sgombero dell’appartamento in via Vecchia Surbo, con tanto di mobilia.

Lo scorso inverno ha rischiato di morire di freddo, ora è il caldo a proporsi come killer. Già all’epoca ebbe un collasso, che però non lo ha reso invalido. E forse la colpa di Ugo è proprio questa, di non essere catalogato in nessuno stereotipo di “sfortunato” che possa fare notizia. Salvo il fatto che, passando gli anni, sta diventando anziano, e forse questo – si spera, paradossalmente – gli consentirà di risolvere il problema. Fatto sta che in questi giorni sta rischiando la vita per il caldo infernale, e dopo tre anni nessuna amministrazione pubblica è riuscita ancora a trovare uno straccio di soluzione.

Già da tempo sulla scrivania della Procura è arrivata una denuncia per le condizioni inumane nelle quali è costretto a vivere. Ora il problema si ripresenta ancora più evidente, tanto che lo “Sportello dei diritti”, associazione a tutela dei cittadini a livello nazionale, ha inoltrato richieste formali agli organi competenti per vedere se è rispettato il diritto alla salute.

In attesa che la burocrazia dia risposte, la voce di Ugo si fa più flebile. Solo i media locali ne parlano ancora, e la sua storia viene coperta dal buio dell’indifferenza. Peccato che questo però non possa servire nemmeno a rinfrescare le sue giornate…

foto tratta da leccenews24
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