FAMIGLIA, GANDOLFINI: “C’E’ UN’EMERGENZA CULTURALE”

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Il periodo natalizio è tradizionalmente un tempo dedicato alla famiglia, tanto che anche la liturgia propone la festa della Santa Famiglia che quest’anno si celebra il 30 dicembre. Ma qual è lo stato della famiglia in Italia? Lo abbiamo chiesto a Massimo Gandolfini, neuropsichiatra, fondatore del Comitato Difendiamo i nostri figli, autentico leader del Family Day.

Questo è stato l’anno dell’approvazione della legge sulle unioni civili. Dopo sette mesi qual è il bilancio?
“Alcune considerazioni. La prima è che nei fatti si è dimostrata una vera bugia l’affermazione che ce n’era assolutamente bisogno per mettere a posto tante situazioni precarie. La legge è stata applicata in pochissimi comuni e i numeri sono veramente irrisori. La seconda è che per tutelare le persone che hanno fatto quella scelta personale non c’era bisogno di una legge per equiparare le unioni civili al matrimonio come società naturale riconosciuta dall’articolo 29 della Costituzione ma sarebbero stati sufficienti provvedimenti su aspetti pratici senza una legge così divisiva. La terza è che quel passaggio di una legge imposta con ben due voti di fiducia, contraria alla volontà popolare espressa dai due Family Day, ha portato alla considerazione negativa che si è espressa nel no al referendum costituzionale. Noi del Comitato Difendiamo i nostri figli non abbiamo intenzione di arrenderci nella battaglia per il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, contro tutte le forme di omogenitorialità imposte”.

Pensate a un referendum abrogativo?
“Al momento ci stiamo confrontando con le forze politiche che si stanno organizzando in vista delle elezioni, più o meno prossime, chi lo sa. Vogliamo vederci chiaro nei progetti politici che abbiano a cuore il bene della famiglia che non è solo quello economico, pur importantissimo, ma anche quello culturale, che siano contro le unioni civili, l’abominevole pratica dell’utero in affitto, il supermarket dei gameti e l’educazione ideologizzata del gender nelle scuole”.

Il movimento ha avuto un ruolo di primo piano nell’opposizione alla riforma costituzionale che ha portato alle dimissioni di Renzi ma il governo Gentiloni assomiglia molto a un Renzi bis…
“Noi non facciamo politica attiva, altrimenti avremmo fondato un partito e non è quello il nostro obiettivo; piuttosto vogliamo mantenere alta l’attenzione culturale facendo pressing sui partiti. Detto questo, è sotto gli occhi di tutti che siamo di fronte a un governo ombra, Renzi continua a essere il vero presidente del consiglio, è palese che continua a muovere i fili…”

Tra l’altro avete contestato duramente la nomina di Valeria Fedeli a ministro dell’istruzione.
“Il giudizio negativo non è sulla persona della signora Fedeli ma sul suo iter politico e sulla sua posizione rispetto ad argomenti delicatissimi come l’educazione affettiva e la costruzione della personalità del bambino nelle scuole. Fedeli ha presentato disegni di legge con caratteristiche a favore dell’ideologia di genere che, pur senza nominarla mai, sono i capisaldi dell’ideologia gender. Per questo siamo fermamente contrari e faremo una forte opposizione. Poi giudicheremo i fatti. Se, come ha recentemente dichiarato il ministro, per genere intende la lotta alla discriminazione, al femminicidio, siamo d’accordo. Ma lo deve esplicitare, deve dire chiaramente che in Italia ci sono due generi perché ci sono due sessi, maschio e femmina”.

Quali sono le principali emergenze della famiglia oggi nel nostro Paese?
Intanto c’è un’emergenza culturale gravissima. Non bisogna far credere che non si fanno più figli solo perché non ci sono soldi. Quella è una ma non l’unica causa della denatalità. C’è un’altra ragione che è il ruolo della donna. Chi fa la scelta libera e consapevole di rimanere a casa per dedicarsi alla famiglia, di essere aperta alla vita e accudire i figli, viene giudicata culturalmente di serie b, una retrograda. Secondo la visione generale la donna si realizza se va ad occupare posti che sono tradizionalmente maschili. Una donna è realizzata se diventa presidente della Camera, manager in carriera, ambasciatrice dell’Onu. Se sta a casa con i figli è invece vista come un retaggio medievale, sfruttata dall’uomo. E’ una vera emergenza culturale, va detto chiaro e forte che la donna in famiglia ha una dignità di valore altissimo perché determina la costruzione della società: se la famiglia è solida, la società è solida, se la famiglia è disgregata, la società è destinata allo sbando e alla disintegrazione. L’altra emergenza è senza dubbio quella economica. Serve una politica fiscale seria, con decontribuzioni per i figli, garanzie per la maternità. Perché non pensare a un vero stipendio di maternità fino al terzo anno di età dei figli, a garantire sostegno alla cura dei bambini? Ci sono poi delle condizioni assurde.

Per esempio?
“I Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr) garantiscono circa 3000 euro di rimborso a ciclo per la fecondazione artificiale e di solito per avere un bambino in braccio ne servono da 3 a 5. Si spendono perciò fino a 15.000 euro per fabbricare un figlio e una coppia omosessuale ha il latte artificiale garantito mentre una famiglia se lo deve pagare: è giusto?”

E in Europa com’è la situazione?
“Non rosea. C’è stato un passaggio positivo con la condanna della pratica dell’utero in affitto ma è passata con un solo voto di differenza e non mi faccio grandi illusioni. L’orientamento ideologico dell’Europa lo conosciamo… E’ una battaglia difficile”.

Quali sono i vostri prossimi passi?
“Continueremo la nostra missione di campagna culturale, soprattutto rispetto ai percorsi educativi negli istituti di ogni ordine e grado, quasi presidiando scuola per scuola e a livello ministeriale vigilando perché non siano introdotti percorsi formativi basati sull’ideologia gender. Due sono i punti irrinunciabili: il primo è il consenso informato per ogni iniziativa che riguardi la sessualità e l’affettività, che si tratti di attività curriculari o meno deve essere un passaggio obbligato; il secondo è la libertà educativa: non si possono imporre percorsi quasi da Stato etico, soprattutto quando ci sono visioni non solo religiose ma antropologiche profondamente diverse”.

Il vostro movimento non è confessionale ma l’ispirazione cristiana è evidente. Due sinodi e l’esortazione apostolica del Papa come hanno influito?
“In questi giorni ci sono polemiche su questi argomenti ma una cosa è chiara: il Santo Padre è la guida della Chiesa e ciò che dice va accolto come una pietra fondamentale intorno alla quale bisogna restare uniti. Su questi temi, poi, il Papa ci ha dato un grandissimo aiuto con i suoi numerosi interventi in cui ha affermato che il gender è uno sbaglio della mente, che è in corso una colonizzazione ideologica, e ha usato quell’espressione inequivocabile in cui ha detto che è in atto una guerra mondiale contro la famiglia, che è ciò che avvertiamo anche noi. Poi sulle questioni teologiche non entro perché non mi compete”.

Sta sollevando forti polemiche la scelta di Rai3 di riproporre in prima serata cinque puntate della trasmissione Stato Civile. Che ne pensa?
“Siamo sconcertati e offesi da questo palinsesto che rappresenta una propaganda ideologica praticamente senza contraddittorio. Siamo contrari all’uso del denaro pubblico per una programmazione in contrasto con il sentire di larga parte della popolazione italiana che così viene oscurata. Siamo contrari perché in quella fascia oraria, tanto più nel periodo natalizio, ci sono tanti bambini che possono restare confusi e sconcertati. E infine, faccio notare che la trasmissione è una produzione esterna dalla Panama Film di Francesco Siciliano, figlio dell’ex presidente della Rai, esponente del Pd e amico della Cirinnà. C’è da chiedersi se sono semplici coincidenze o è un’operazione a tavolino pagata con i soldi di tutti”.

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