Dinamiche e autofinanziate: il boom delle associazioni di migranti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:30

Boom delle associazioni di migranti in Italia: sono 2.114 le realtà attive nel nostro Paese, soprattutto al nord. Centri che si occupano di integrazione, di promuovere la cultura d’origine e si mantengono con l’autofinanziamento: in molti casi sopperiscono ai servizi pubblici mancanti, fungendo da ammortizzatori sociali.La mappatura fatta dal Centro studi e ricerche Idos e promossa dal ministero del Welfare, presenta una realtà composita, giovane e dinamica: sono associazioni che hanno in media meno di 15 anni, create da migranti o seconde generazioni, che contribuiscono a fare da collante in quartieri spesso disagiati.

Lo studio, promosso dalla direzione generale per l’Integrazione e le Politiche di immigrazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è stato presentato questa mattina a Roma: “Le associazioni sono in sensibile aumento – si legge nel testo – Nel nuovo report ci sono un numero di gruppi pari a oltre il doppio di quello rilevato nelle indagini più recenti”.

E’ il nord Italia ad annoverare la gran parte delle associazioni: sono 770, infatti, i gruppi presenti nel nord ovest del Paese, un terzo di quelle monitorate. La Lombardia guida la classifica: da sola ne conta ben 496, il 23,5 % del totale: a seguire troviamo il Lazio, l’Emilia Romagna e il Piemonte.

Ma è nel locale, che le associazioni di migranti si esprimono maggiormente: sono infatti provincie e comuni le sedi privilegiate del lavoro svolto da questi importanti gruppi. Meno di una su tre ha un raggio d’azione nazionale, una su cinque anche sovranazionale.

Gli scopi delle associazioni più diffusi sono due: ben 8 associazioni su 10 mirano a favorire l’integrazione dei migranti, circa tre quarti, il 73,9%, intende promuovere le culture d’origine. Il 44,6% di associazioni, invece, si pone come obiettivo l’ambito della mediazione interculturale: segue la formazione, per il 34,5% dei gruppi e l’assistenza legale, per il 30%. Anche il contrasto alle discriminazioni è un’obiettivo prioritatio per il 29 per cento delle associazioni.

Il numero di associati è tendenzialmente ristretto: sono gruppi piccoli che instaurano rapporti molto fitti con l’ambiente sociale in cui operano. Quasi 6 associazioni su 10, il 59,7%, hanno un numero di iscritti superiore a 10, ma non vanno oltre cento unità. Il 12% dei gruppi conta tra i 100 e 200 iscritti, mentre solo il 6% superano i 500 iscritti.

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