GIOVEDÌ 19 MARZO 2015, 16:21, IN TERRIS

DALL'ONU UN PIANO DI PREVENZIONE CONTRO CALAMITA' NATURALI

Giappone, a quattro anni dal terremoto di Sendai la città ospita la "Terza conferenza mondiale dell'Onu sulla riduzione dei disastri naturali" (WCDRR)

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DALL'ONU UN PIANO DI PREVENZIONE CONTRO CALAMITA' NATURALI
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La "Terza conferenza mondiale dell' Onu sulla riduzione dei disastri naturali"(WCDRR) di Sendai (Giappone) ha individuato 7 obiettivi per i prossimi 15 anni per limitare i danni da calamità e rafforzare la cooperazione internazionale contro le minacce dei cambiamenti climatici. Da oltre 180 Paesi l'impegno a ridurre vittime e danni economici. La conferenza si è aperta poco dopo il quarto anniversario dello tsunami del 2011 che colpì il Giappone settentrionale, a Sendai lo tsunami allagò persino l'aeroporto, onde alte oltre 10 metri che hanno raggiunto una velocità di circa 750 km/h. Molti paesi, tra cui la Nuova Zelanda, l'Australia, la Russia, Guam, le Filippine, l'Indonesia, la Papua Nuova Guinea, Nauru, le Hawaii, le Marianne Settentrionali e Taiwan hanno, di conseguenza, dichiarato l'allerta. A un mese dall'evento, il numero delle vittime da parte della National Police Agency giapponese fu di 13.228 morti e 14.529 dispersi, con stime dei dispersi effettivi vicine ai 17.000 per un totale di oltre 30.000 vittime. Ad oggi, il numero ufficiale è di 15.703 morti accertati, 5.314 feriti e 4.647 dispersi.

Per fortuna non si tratta di una nuova catastrofe, ma dei modi per prevenire e ridurre gli effetti dei cataclismi naturali: il premier Shinzo Abe, con l'Imperatore, ha aperto oggi a Sendai la Conferenza Onu. Purtroppo l'apertura dell'evento, che si svolge a cadenza decennale e che il Giappone ha ospitato anche nella precedente edizione a Kobe nel 2005, ha coinciso con l'arrivo di un devastante ciclone nel Pacifico. Il presidente della repubblica dell'isola si trova proprio alla Conferenza di Sendai. Non è ancora chiaro il numero delle vittime ma i danni appaiono dalle prime rilevazioni molto ingenti.

Nel suo discorso, Abe ha ringraziato il mondo per la gara di solidarietà internazionale scattata quattro anni fa in favore delle popolazioni colpite del Giappone settentrionale. Ha inoltre dichiarato che il Giappone mette a disposizione della comunità internazionale le sue conoscenze e tecnologie. Tokyo offrirà circa 4 miliardi di dollari nel giro di 4 anni per rafforzare gli sforzi di prevenzione e gestione dei disastri (infrastrutture comprese) e contribuirà alla formazione professionale di 40mila esperti nel settore.

La Conferenza Onu è volta a sensibilizzare la comunità internazionale sull'esigenza di rafforzare la capacità delle popolazioni dei Paesi particolarmente vulnerabili dal punto di vista dei disastri naturali di resistere alle emergenze e di prevenirle. Un tema che si interseca con quello dei cambiamenti climatici, sui quali quest'anno si terrà un'altra cruciale Conferenza Onu. Questo legame, assieme alla connessione con la lotta alla povertà e al sottosviluppo, è stato sottolineato in particolare dal presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim: "Senza un migliore disaster risk management sarebbe estremamente difficile conseguire i nostri obiettivi di porre termine alla povertà estrema nel 2030 e di rafforzare una prosperità comune".

Dopo la maratona negoziale di cinque giorni, lo schema d'azione per i prossimi 15 anni è strutturato su 7 obiettivi globali entro il 2030: si parte dalla riduzione sostanziale della mortalità da disastro e del numero di persone colpite in tutto il mondo, per passare al contenimento dei danni diretti all'economia in termini di Pil perduto e all'aumento rilevante dell'accesso ai sistemi d'allarme rapido multi-rischi. Altri punti sono: la riduzione sostanziale dei danni causati alle infrastrutture critiche; l'aumento considerevole del numero di Paesi dotati di strategie nazionali e locali di limitazione del rischio da catastrofi entro il 2020; il miglioramento della cooperazione internazionale verso i Paesi in via di sviluppo attraverso un sostegno adeguato; infine, soluzioni al "climate change" come uno dei fattori dei rischi catastrofali.

Al vertice partecipano 8 capi di stato e alti rappresentanti governativi di quasi tutte le nazioni del mondo, oltre a esponenti di organizzazioni internazionali e della società civile. La delegazione italiana è guidata dal viceministro degli esteri Lapo Pistelli, e comprende il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli.
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