LUNEDÌ 14 SETTEMBRE 2015, 003:30, IN TERRIS

DA REBIBBIA ARRIVA IL “CAFFÈ GALEOTTO”: BIO ED EQUOSOLIDALE

A produrlo, i reclusi del carcere romano assunti dalla cooperativa Pantacoop

MILENA CASTIGLI
DA REBIBBIA ARRIVA IL “CAFFÈ GALEOTTO”: BIO ED EQUOSOLIDALE
DA REBIBBIA ARRIVA IL “CAFFÈ GALEOTTO”: BIO ED EQUOSOLIDALE
Si chiama, non a caso, “caffè galeotto” ed è un prodotto davvero speciale. Non solo perché è fatto con chicchi di prima scelta, selezionati uno a uno; o perché il decaffeinato è ottenuto senza l’utilizzo di solventi chimici. Ma perché a produrlo sono proprio i “galeotti”: persone recluse nel braccio G9 del carcere romano di Rebibbia che, grazie a un'idea della cooperativa Pantacoop, hanno l’opportunità di lavorare sei ore al giorno in una vera e propria torrefazione “dietro le sbarre”. I detenuti, inoltre, sono assunti con regolare contratto part-time.

La Pantacoop, nata nel 2001, lavorava inizialmente con gli uomini appena usciti dal carcere. Con il tempo i soci hanno compreso l’importanza di impiegare persone che si trovano ancora in penitenziario per poter insegnare loro una competenza da spendere una volta scontata la pena. A produrre e confezionare il Caffè Galeotto ci sono solo detenuti che, dopo aver svolto un periodo di formazione, hanno acquisito una nuova professionalità. I soggetti non sono stati scelti in base al reato commesso, ma in base agli anni che ancora devono scontare, al loro comportamento e alla voglia che hanno di imparare il mestiere della torrefazione.

Grazie all’impiego presso la cooperativa, molti di loro hanno compreso gli errori del passato e stanno cogliendo questa nuova opportunità di riscatto. “La pena - spiega Daniele Pellegrino responsabile marketing e comunicazione della Pantacoop - non è più esclusivamente punitiva ma anche riabilitativa; studi dimostrano che chi non lavora in carcere, una volta fuori, reitera il reato nel 70 per cento dei casi. Il lavoro paga e paga soprattutto i detenuti”. Il Caffè Galeotto è inserito inoltre nel circuito del commercio equo e solidale. I chicchi di caffè vengono acquistati da cooperative dell’Honduras e del Nicaragua che danno lavoro a donne con un passato fatto di violenze, pagandole il giusto corrispettivo. Un caffè pensato a scopo sociale, di qualità ma a prezzi di mercato, che serve ad aiutare molte persone, al di qua e al di là dell’Oceano.
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