Da Chieti a Reggio Calabria: a fine anno tutti a tavola con gli ultimi

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L’ultimo giorno dell’anno festeggiato assieme ai bisognosi, quanti più possibile, in un grande cenone gratuito allestito nei locali della “Capanna di Betlemme”, la casa d’accoglienza della “Comunità Giovanni XXIII” istituita nell’ex Chiostro delle suore Orsoline di Chieti, ma anche nei vari corrispettivi italiani, fino a Reggio Calabria: questa l’iniziativa promossa, e diffusa via whatsapp, da Luca Fortunato, volontario residente nella struttura abruzzese, per trascorrere un capodanno speciale, all’insegna della fraternità, dell’accoglienza e della solidarietà. Sono già 220 i posti prenotati per il veglione gratuito di fine 2016 e, sicuramente, a questi se ne aggiungeranno molti altri, poiché gli inviti saranno validi fino all’ultimo minuto: “Alle ore 19 del 31 dicembre – si legge nel comunicato -, i ragazzi andranno nelle stazioni ferroviarie di Pescara e di Chieti, per invitare tutti quelli che incontreranno. Dopo la celebrazione dell’Eucarestia inizierà il cenone, con la festa che interesserà tutti i locali della vicina scuola: una palestra sarà dedicata al ballo, altri spazi alle band musicali e ai giochi di gruppo”.

Una serata che sia annuncia piacevole e divertente ma, ancor di più, come un momento per operare, nel concreto, una missione nelle cosiddette periferie umane: “Ai giovani – ha spiegato l’organizzatore – abbiamo detto: ‘Portate un parente o un amico che è rimasto da solo e che non può permettersi una festa di fine anno!'”. Questo perché, il giorno di congedo dall’anno passato e dell’accoglienza di quello in arrivo, deve essere un momento di gioia, da condividere con tutti, specialmente con coloro i quali, quotidianamente, devono confrontarsi con grandi difficoltà sociali ed esistenziali. Luca Fortunato, assieme ad altri volontari, compie una costante opera assistenziale verso le persone in forti condizioni di disagio, di qualsiasi natura, adoperandosi tra i senza fissa dimora e fra le donne costrette nelle catene della prostituzione, offrendo aiuto e soluzioni alternative.

Ma il loro sforzo si concentra anche verso le persone italiane bisognose di aiuto: “Ci sono le persone di 50-55 anni che hanno perso il lavoro e che non riusciamo in nessun modo a riqualificare: se non hanno una famiglia in grado di ospitarli o di sostenerli si trovano per strada. Non siamo in grado di trovare nessuna istituzione che si prenda cura di loro. I cinquantenni della strada sono i nostri profughi italiani, rifugiati della povertà”.

Per questo l’imminente ultimo giorno dell’anno è stato pensato come una festa di tutti e per tutti, che possa infondere speranza e conforto a chi patisce indicibili sofferenze, alimentando la consapevolezza di non essere stati dimenticati.  

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