Creato il primo “embrione virtuale”: mostra l’inizio della vita

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:52

Pronto il primo embrione virtuale. Appartiene al moscerino della frutta (Drosophila melanogaster) ed è formato da 6.000 cellule. E’ uno strumento senza precedenti perché mostra in modo interattivo la localizzazione e la tempistica con cui si ‘accendono’ i geni durante lo sviluppo. Presentato sulla rivista Science dai ricercatori del Centro di medicina molecolare Max-Delbruck di Berlino, aiuterà a comprendere i processi molecolari che inducono cellule apparentemente identiche a prendere strade diverse per formare i vari organi e tessuti.

“organismo modello”

La Drosophila melanogaster è un “organismo modello”, ovvero uno degli organismi più studiati nella ricerca biologica, in particolare nella genetica e nella divulgazione biologica, per una serie di caratteristiche. Innanzitutto, si tratta di un insetto piccolo e facile da allevare in laboratorio; ha un breve tempo di generazione (circa 2 settimane) e una elevata produttività (ogni singola femmina può deporre fino a 600 uova in 10 giorni); hanno solo 4 paia di cromosomi: 3 autosomi e 1 sessuale; i maschi non mostrano ricombinazioni genetiche, facilitando gli studi genetici; alcune tecniche di trasformazione genetica sono state disponibili dal 1987; infine, il sequenziamento del suo genoma è stato completato nel 1998.

Database interattivo

“L’embrione virtuale – afferma il ricercatore Nikolaus Rajewsky riportato da Ansa – è molto più di un semplice esercizio di mappatura delle cellule”. Si tratta infatti di un vero e proprio database interattivo, che permette ai biologi di focalizzarsi su uno specifico gene tra gli oltre 8.000 accesi in ciascuna cellula, per capire dove è espresso, a che livello, e quali altri geni sono attivi contemporaneamente nelle stesse cellule.

Invece di fare lunghi e laboriosi esperimenti per visualizzare questi aspetti, oggi i ricercatori possono farli in maniera virtuale, così da identificare nuovi elementi regolatori e addirittura farsi un’idea dei meccanismi biologici”, sottolinea Rajewsky. “Quello che si farebbe normalmente in anni di lavoro con le tecniche tradizionali, oggi può essere fatto in un paio d’ore”. Fonte: Ansa.

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