“Cinquanta ore per Roma”: studenti della Lateranense a servizio nelle periferie esistenziali

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Cinquanta ore per gli altri, ossia, parte del proprio tempo libero da impiegare in opere di carità, di assistenza e di aiuto, umano e spirituale, per i meno fortunati. Su queste prerogative si basa l’iniziativa messa in atto dalla Pontificia Università lateranense nell’ambito del progetto “50 ore per Roma”, pensato per offrire l’opportunità agli studenti, da qui ad aprile, di applicare in toto le parole di Papa Francesco pronunciate a Cracovia, nel corso dell’ultima Giornata mondiale della gioventù: “Cari giovani, non siamo venuti al mondo per ‘vegetare’, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa: per lasciare un’impronta”.

Un messaggio più che mai valido e che ha convinto 130 giovani a dedicare, complessivamente, 7 mila ore di servizio assistenziale a coloro che, nella città di Roma, sono relegati ai margini della società, nelle periferie spirituali ed esistenziali, sulle quali il Santo Padre convoglia gran parte del suo operato. E, per l’appunto, il progetto avviato dall’Università pontificia, andrà a coinvolgere ognuna delle associazioni e delle organizzazioni umanitarie impegnate in prima linea nell’opera di carità, come la Comunità di Sant’Egidio e la Caritas della capitale, così come le case famiglia e i centri per la disabilità o la tossicodipendenza. Come specificato sulla pagina facebook ufficiale dell’iniziativa, “sono diversi i progetti nei quali troverete uno studente della Pul a condividere alcune ore della propria vita con un fratello o una sorella in situazione di difficoltà”. L’università non è nuova a iniziative di questo tipo, avendo già attivato, nel 2015, il progetto missionario estivo “12 per Lui”, nel corso del quale alcuni studenti vengono inviati in zone particolarmente soggette a condizioni di disagio sociale nei diversi continenti, prestandovi un servizio di volontariato. Una missione importante, parte integrante di un percorso di formazione umano, ancor prima che accademico.

“Sono stati proprio i ragazzi a dire: ‘Ma questa esperienza che facciamo durante l’estate non possiamo farla anche per quelli che ci sono più vicini, più prossimi?’ – ha dichiarato, nel corso di un’intervista concessa a Radio Vaticana, padre Mirko Integlia, direttore della Pastorale universitaria -. Da questo è nato ’50 ore per Roma’”. Un modo per rispondere all’appello giunto ancora dal Pontefice, il quale ha messo in guardia i giovani dalla “paralisi silenziosa” scaturita dalla “divano-felicità”, il rilassamento sugli agi moderni e la dimenticanza, o l’incomprensione, della realtà quotidiana che ci circonda.

Come testimonianza delle esperienze vissute dagli studenti a contatto con le realtà emarginate, sui social network è stato attivato un diario di bordo virtuale, nel quale raccogliere i vari momenti passati assieme agli assistiti e condividere gli insegnamenti ricevuti. E, nondimeno, per rivedere, di tanto in tanto, come l’opera caritatevole messa in atto abbia lasciato un segno indelebile, per l’aiutato e l’aiutante. Probabilmente la ricompensa più grande che si possa ricevere.

 

 

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