“CIBO DI GUERRA”, IL DRAMMATICO RAPPORTO DELLA CARITAS SUI CONFLITTI MONDIALI

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:30

I conflitti nel mondo sono in amento, stanno raggiungendo un’intensità senza precedenti e coinvolgono in maniera sempre maggiore la popolazione civile. È questa la drammatica situazione presentata dal rapporto “Cibo di Guerra”, presentato dalla Caritas italiana – con la collaborazione con Famiglia Cristiana e Il Regno – in occasione dell’anniversario dell’11 settembre all’Expo di Milano. Eh si, perché è proprio da quel fatidico giorno del 2001 che il trend delle ostilità è andato aumentando, non si può certo dire che l’umanità abbia iniziato il nuovo millennio nel migliore dei modi.

Secondo il rapporto, il numero delle lotte è passato da 388 nel 2011 a 424 nel 2014, un aumento in tre anni del 9,3%. In poco più di un decennio si è passati da una media di 21.000 vittime annue a 38.000. Forte incremento anche nel commercio degli armamenti, salito a +16% in quattro anni. I conflitti si concentrano per il 95% in Paesi non Ocse – ovvero in via di sviluppo –  e le stime della Caritas dicono che gli attacchi terroristici sono quintuplicati negli ultimi 15 anni.

Oltre a fornire informazioni sui conflitti in atto, Il report si interroga sulle cause che hanno portato alla situazione attuale, analizzando anche il ruolo delle nuove tecnologie d’informazione – prevalentemente Youtube – e il legame tra dati politici e macroeconomici, chiedendosi se fame, aiuti alimentari, terreni accaparrati, giochi di borsa siano cause o effetti delle guerre.

Quel modello di sviluppo che sembrava vincente alla fine dello scorso millennio ha prodotto crescenti differenze tra ricchi e poveri, una corsa all’accaparramento delle risorse e una situazione di conflitti diffusi. Con questo studio la Chiesa riflette sul proprio impegno su questi temi in un tempo complesso e drammatico per affermare la necessità di una nuova giustizia per gli uomini e di un nuovo umanesimo”, ha spiegato il vicedirettore Caritas Italiana, Paolo Beccegato, che continua: “Povertà assoluta, recessione economica, diseguaglianza, dipendenza da poche materie prime sono il mix letale che in uno Stato può portare a confitti e guerre.” Il rapporto sottolinea come troppo spesso le cause dei conflitti vengano attribuite erroneamente a ideologie religiose o cause “fittizie”, tralasciando di parlare di quelle che sono le vere ragioni che portano all’escalation delle violenze.

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