Amnesty lancia l’allarme sull’Ucraina: “Società civile vittima di attacchi indiscriminati”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:25

“Sia il governo ucraino che le forze separatiste devono immediatamente porre fine a questi attacchi indiscriminati, commessi in violazione delle leggi di guerra. La continua morte di civili, risultato prevedibile di attacchi del genere, è ingiustificabile e i responsabili da entrambi i lati del conflitto devono essere chiamati a risponderne”. Lo ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, che in nome dell’associazione condanna duramente l’ampia serie di attacchi indiscriminati nei confronti dei cittadini ucraini, uccisi e gravemente feriti durante i bombardamenti ormai quotidiani che si verificano nel territorio.

Nel corso di una missione di ricerca svolta nell’Ucraina orientale tra la fine di settembre e inizio ottobre, infatti, Amnesty, oltre ad aver notato postazioni di artiglieria pesante collocate nei centri abitati, ha registrato anche la morte di oltre 20 civili a Donetsk, Avdjivka e Debaltseve, provocata da bombardamenti e lanci di razzi indiscriminati, effettuati con armi che secondo l’associazione sono “non idonee a distinguere tra obiettivi civili e militari”. Buona parte delle vittime si trova a Donetsk, una delle zone controllate dai separatisti, “e con ogni probabilità – continua Amnesty – è stata uccisa dalle forze governative”. I separatisti, invece, paiono esser responsabili di diverse morti a Avdiivka e Debaltseve, aree sotto il controllo governativo.

Amnesty sottolinea di non far distinzione tra filorussi e ucraini: “Durante il conflitto – scrive in una nota Dalhuisen – entrambe le parti si sono rese responsabili di attacchi indiscriminati contro centri abitati. Hanno ucciso e ferito civili e distrutto abitazioni private. Non pare vi sia un grande desiderio, da ambo i lati, di porre fine a queste violazioni”. Il diritto internazionale, infatti, vieta completamente attacchi diretti contro i civili e le strutture civili, allo stesso modo in cui condanna attacchi in aree civili che non possono essere indirizzati verso uno specifico obiettivo militare. Ad aver violato queste regole sono entrambe le parti in conflitto, che collocando truppe, armi e altri obiettivi militari in centri abitati, “sono venuto meno all’obbligo di prendere tutte le misure possibili per proteggere la popolazione civile, mettendola al contrario in pericolo”.

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