VENERDÌ 21 APRILE 2017, 000:02, IN TERRIS

A Mosul la musica che sconfigge il terrore - Foto

MANUELA PETRINI
A Mosul la musica che sconfigge il terrore - Foto
A Mosul la musica che sconfigge il terrore - Foto
Un'ideologia che sopprime la libertà. Così il violinista iracheno Ameen Mukdad, parlando con l'agenzia Reuters, ha definito l'Isis, ribadendo che non si tratta di una religione. Il musicista 28enne ha dovuto asciare la sua casa dopo che la città di Mosul è stata invasa dallo stato islamico. La sua abitazione è stata presa d'assalto dai jihadisti che hanno sequestrato anche i suoi strumenti, ritenendo la musica una violazione della loro interpretazione dll'Islam.

La musica più forte del terrore


Tabacco, musica e anche altri intrattenimenti sono stati proibiti dai jihadisti del sedicente Califfato dall'estate del 2014. "Non dimenticherò mai il 10 giugno, è stato il giorno in cui la musica è morta a Mosul", ha raccontato al Telegraph, spiegando che lui e la sua famiglia sono stati costretti a fuggire a Baghdad dopo che l'Isis ha conquistato la città. Ma prima ha nascosto alcuni dei suoi strumenti, che si erano salvati dalla distruzione nella cantina di casa, con la speranza di poter ritornare a riprenderli. "Non ne potevo più di stare senza la musica, così decisi di andare a riprendermi i miei 'figli': tre violini, due chitarre e un violoncello - ha raccontato al Telegraph -. Rimasi nella mia casa a Mosul, a suonare in 'silenzio'. Sigillando le finestre per non farmi sentire. Una vita senza musica è impensabile".

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Un concerto tra le macerie


Con il sottofondo delle esplosioni e dei colpi di arma da fuoco, provenienti da Mosul ovest dove ancora oggi si combatte, e sfidando le restrizioni del sedicente Stato Islamico, Mukdad ha tenuto un breve concerto tra le macerie della sua città. Nell'aria si sono librate le note delle sue composizioni, create in segreto mentre viveva in una Mosul che quotidianamente veniva, pezzo dopo pezzo, demolita dall'Isis. La Tomba di Jonas, anche se in parte distrutta, ha fatto da palcoscenico al giovane musicista che ha scelto quel luogo perché "è un simbolo di unità". "Hanno preso i miei strumenti, i miei CD, mi hanno detto che sarebbero tornati per insegnarmi i mali della musica. Sono scapapto via. E ora finalmente torno a suonare senza paura nella mia Mosul. La musica è una bellissima cosa. Chi si oppone alla musica è una persona meschina".

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