A Bari sbarca il progetto: “un coro in carcere”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:00

Alessandra Abbado, figlia del presidente dell’Associazione Mozart 2014, dalla morte del padre ha preso in mano le redini del progetto Papageno già avviato da anni, in cui si promuove la musica come elemento di riscatto per i detenuti . “Così come in ogni carcere c’è una compagnia teatrale, noi vorremmo che in ogni carcere ci fosse un coro e in ogni ospedale pediatrico un progetto terapeutico musicale”.

L’iniziativa ha già riscosso un grande successo sbarcando nell’Istituto penitenziario di Bari, grazie alla collaborazione con il Teatro Petruzzelli, un risultato “che ci dà speranza” come ripete Abbado. Alberto Ronchi, assessore alla cultura di Bologna ha dichiarato: “La musica rende meno difficili le condizioni di chi sta in carcere ed è uno strumento terapeutico in ospedale.Per onorare la memoria di Claudio Abbado, vogliamo costruire progetti come questi in cui la cultura sia un importante momento di crescita per i cittadini, ma anche di intervento nel sociale”.

Nelle prigioni bolognesi il progetto Papageno è già avviato da alcuni anni garantendo risultati positivi nella vita personale dei detenuti e nelle relazioni all’interno delle strutture. Il valore del canto è l’ascolto reciproco, lo stare insieme, la condivisione, tutte attitudini che hanno una forte valenza educativa e formativa della persona. I detenuti del progetto avrebbero l’opportunità di partecipare ad un’attività che richiede impegno, disciplina, costanza e concentrazione. Dal 2011 a oggi i detenuti coinvolti sono 120 e ogni anno vengono organizzati due concerti, uno interno all’istituto ed uno pubblico.

Claudia Clementi, direttrice del penitenziario femminile ha affermato: “La musica è importantissima per il carcere: intanto perché il progetto si concretizza in un coro in cui persone diverse rinunciano alla loro individualità per realizzare qualcosa di comune e non è una cosa frequente per un carcere, poi perché è formato da uomini e donne, e anche questo è poco frequente. E poi perché i partecipanti non sono semplici fruitori di musica, ma sono essi stessi creatori di bellezza”.

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