15 ANNI FA LA TRAGEDIA DEL SOTTOMARINO KURSK

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Il sottomarino Kursk appartenente alla Flotta del Nord e fiore all’ occhiello della marina russa, entra in servizio nel 1995 presso la base di Severomorsk. Il suo dislocamento era di 10 700 tonnellate in superficie e 13 500 tonnellate in immersione e il 12 agosto del 2000 sprofonda in circa 25 secondi a meno 108 metri di profondità inclinandosi sul lato sinistro e inabissandosi rapidamente nel mare di Barents. Secondo l’inchiesta ufficiale la tragedia si consumò intorno alle 11:28 quando qualcosa andò storto: uno dei siluri esplose dando il via a una serie di deflagrazioni a catena che aprirono uno squarcio nella prua.

Il numero dei marinai a bordo era di 118, di cui la maggior parte morirono sul colpo. Almeno una ventina riuscirono a trovare rifugio nella coda del sottomarino e ne sono prova alcuni biglietti recuperati nel mezzo: “Qui è troppo buio per scrivere ma ci proverò. A quanto pare non ci sono possibilità di salvarsi. Forse solo dal 10 al 20%. Speriamo che almeno qualcuno leggerà queste parole. Qui ci sono gli elenchi degli effettivi che adesso si trovano nella nona sezione e tenteranno di uscire. Saluto tutti, non dovete disperarvi”.

Da quell’incidente nessuno ne uscì vivo, e i soccorsi non furono così immediati a causa della segretezza dell’unità ma anche perché, e questo rimane una delle principali accuse al governo russo, inizialmente le autorità rifiutarono gli aiuti offerti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Norvegia. Il Cremlino proprio per questo finì nella bufera e quando si arrese all’evidenza di riuscire a proseguire nell’operazione, accettarono il soccorso dell’Inghilterra e della Norvegia. L’intervento risultato tardivo confermò l’impossibilità ritrovare superstiti.  Putin, eletto da sei mesi, proclamò il lutto nazionale affermando: “Sento su di me tutta la responsabilità e la colpa per la tragedia del Kursk”.

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