Ius soli, via al #cittadinanzaday: eventi di piazza a Roma e Firenze Associazioni e pro-legge in strada per manifestare a favore dell'approvazione al Senato. Cortei anche a Bologna e Reggio Emilia

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Ius Soli

Da Roma a Bologna, fino a Firenze e Reggio Emilia: saranno molte le città italiane che, nella giornata di oggi, scenderanno in piazza per il #cittadinanzaday, l’evento organizzato dal movimento “Italiani senza cittadinanza” e dalla campagna “L’Italia sono anch’io” per invocare l’approvazione dello Ius Soli al momento bloccato al Senato. A Roma, l’appuntamento sarà alle 16.30 in Piazza del Parlamento, dove si radunerà un numero di partecipanti previsto come alquanto corposo, pronti a gridare lo slogan “Chi cresce in Italia è italiano”, a sostegno del testo di legge che, dopo lo slittamento di luglio, è stato depennato dal calendario di Palazzo Madama.

Le motivazioni

La manifestazione è stata promossa, tra gli altri, da Acli, Arci, Caritas e Cgil e, per la dimostrazione romana, è prevista la presenza di diversi senatori. L’intento dei promotori è di richiedere al mondo della politica di “smettere di giocare, per motivi elettorali, con le vite di quasi un milione di italiani non riconosciuti come tali”. Secondo le diverse associazioni interessate, infatti, lo Ius Soli (e lo ius culturae) sarebbe potenzialmente un beneficio per 800 mila persone (circa il 74% dei minori stranieri in Italia), 58 mila ogni anno. Nei giorni scorsi, alcuni esponenti politici e personaggi mediatici hanno aderito allo sciopero della fame “a staffetta” per invocare (e accelerare) i tempi dell’approvazione.

L’iter dello Ius Soli

Il testo dello Ius Soli, il quale aveva incassato l’approvazione della Camera il 13 ottobre 2015, è bloccato al Senato a causa dello stop voluto dal Governo Gentiloni, il quale aveva precisato, l’estate scorsa, che non vi erano ancora le condizioni necessarie alla votazione del testo. Il blocco definitivo era arrivato, però, dopo la decalendarizzazione di settembre e, in modo ancora più netto, dopo la chiusura al riguardo di Ap, dalla quale avevano dichiarato che un voto indetto al momento attuale sarebbe stato un errore. Una decisione che, di fatto, aveva ridotto al lumicino le speranze della maggioranza di approvare la legge entro la legislatura.

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