COSI’ I VINCENZIANI DICHIARANO GUERRA ALLA POVERTA’

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Oltre due milioni di membri che fanno parte delle circa 150 “diramazioni” presenti in 156 Paesi del mondo. Sono alcune delle imponenti cifre della “famiglia vincenziana“, nata dalla duplice esperienza di San Vincenzo de’ Paoli nel 1617. Quattrocento anni di un carisma che si appresta a vivere a Roma, in unione con il Successore di Pietro, il clou di questo anno giubilare. “Un anno di grazia” lo ha definito padre Tomaz Mavric, superiore generale della Congregazione della Missione e delle Figlie della Carità, 24° successore di San Vincenzo. Che appunto nel 1617 ebbe una duplice esperienza della povertà: quella spirituale, con cui venne a contatto nel mese di gennaio nella realtà rurale del villaggio di Folleville, e quella materiale, nella città di Chatillon, ad agosto, da cui nacquero .

Il cuore di S. Vincenzo

Quattro i momenti forti di questo anniversario. Il primo è il pellegrinaggio attraverso l’Europa del cuore di San Vincenzo. La reliquia arriverà a Roma oggi, sarà sabato in piazza San Pietro e poi sarà trasferita nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura dove sarà possibile venerarla durante la veglia organizzata dalla Gioventù Mariana Vincenziana. Il “tour” del cuore di S. Vincenzo è iniziato da Parigi, dove è abitualmente venerato nella Cappella di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, nella casa madre delle Figlie della Carità, e ha fatto tappa a Folleville, dove “il cuore di S. Vincenzo si spezzò per la prima volta di fronte alla confessione di un contadino agonizzante” e dove è stato inaugurato ufficialmente l’anno giubilare. Un pellegrinaggio che nei prossimi quattro anni toccherà tutti i Paesi d’Europa.

Il simposio

Il secondo aspetto è il simposio che riunirà a Roma da oggi a domenica 15 circa 10.000 persone provenienti da 99 Paesi. “Sarà un momento di festa – spiega padre Mavric – perché va a riunire membri della famiglia vincenziana di tutto il mondo. Vuole essere il nostro piccolo apporto a un sogno, come diceva il nostro fondatore, che se si fa da soli rimane tale ma se si sogna tutti insieme può diventare realtà. Vogliamo globalizzare la carità“.

L’alleanza per i senza tetto

Nel corso di questo incontro, che prevede tra l’altro momenti di preghiera, conferenze e l’udienza con il S. Padre, saranno lanciate le altre due iniziative che caratterizzano l’anno giubilare. Una è la campagna globale a sostegno dei senza tetto, un progetto triennale “diviso – spiega padre Giuseppe Carulli, superiore della Curia Generalizia – in tre grandi aree tematiche: quella dei senza fissa dimora in senso stretto, quelli che vengono definiti ‘barboni’, che dormono per strada; poi gli immigrati, con il dramma dei campi profughi; infine un problema che in Italia e in generale in Europa si sente forse  di meno ma che è in tante parti del mondo è molto presente ovvero quello delle favelas, delle baraccopoli. Su questo vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale”. In realtà c’è stata una sorta di anticipazione di questa iniziativa, presentata al Parlamento europeo lo scorso 28 giugno. “Una cosa senza precedenti nella storia di questa istituzione” ha detto padre Mavric. Ma come hanno reagito gli eurodeputati? “Abbiamo riscontrato tanta sensibilità e attenzione – afferma padre Carulli – con l’impegno di tornare sugli argomenti che abbiamo lanciato e appoggiare le nostre iniziative a livello politico”.

Un dramma mondiale

“Questa alleanza globale per i senza fissa dimora ha tre scopi – aggiunge padre Carulli – Il primo è radunare a livello mondiale la famiglia vincenziana, intorno ad un unico grande obiettivo; il secondo è sensibilizzare il mondo intero con iniziative di tutti i tipi perché le istituzioni pubbliche ed ecclesiali si rendano conto dell’urgenza della povertà e ci offrano collaborazione per ridimensionare questo problema nel mondo; il terzo, quello più concreto, è essere, noi vincenziani, promotori di soluzioni reali per migliaia di senza tetto. Per questo stanno partendo in tutto il mondo milioni di microprogetti tesi a far sì che una persona con un nome, un cognome e una storia che ci ha incontrato e aveva problemi di abitazione un giorno possa dire ‘non ho più questo problema’. Il motto del simposio è ‘Ero straniero e mi avete accolto’. L’obiettivo è che migliaia di persone possano dire ‘Ero senza tetto e l’ho ricevuto grazie all’aiuto dei vincenziani'”. L’Onu stima che sul pianeta siano 1,2 miliardi i senza tetto, numero destinato a crescere; 65 milioni sono i profughi e 863 milioni quanti vivono in baracche

Il film festival

L’ultima iniziativa ha invece un carattere culturale: è il “Finding Vince 400“, un festival per raccontare la “globalizzazione della carità”. “Per un anno – afferma padre Carulli – raccoglieremo video, cortometraggi, filmati sul tema della carità. Non si tratta di fare video su S. Vincenzo ma una maniera per sensibilizzare in modo nuovo su questi temi. Accettiamo il contributo di chiunque, bambini, adulti, professionisti e amatori, che saranno poi premiati a ottobre 2018 a Castelgandolfo”. Tre le sezioni: “Semi di speranza”, riservata ai minori di 18 anni; una riservata agli sceneggiatori e l’ultima per amatori. Unica condizione: raccontare il servizio ai poveri.

Povertà spirituale

In Italia sono circa 50.000 i religiosi e i membri di associazioni laiche che fanno riferimento al carisma vincenziano. Tantissime poi le opere concrete che nascono da missionari o figli della carità e si sviluppano come realtà locali dedite alla carità. Ma non c’è il rischio di concentrarsi esclusivamente sulla povertà materiale trascurando quella spirituale? “Il motto dei missionari vincenziani – risponde ancora padre Carulli – è ‘evangelizare pauperibus‘ e anche alle Dame della Carità nate dall’esperienza di Chatillon, Vincenzo chiedeva proprio questo: andare oltre la povertà materiale, offrire il Vangelo. Prima ancora di spezzare il pane fatto di grano, spezzare il pane della Parola del Signore”.

Un ministero della carità

Anna d’Austria, madre e reggente di Luigi XIV, ideò per S. Vincenzo in Francia il ministero della carità. Quanto sarebbe necessario oggi un simile dicastero? “Tantissimo – conclude padre Carulli – Abbiamo lottato anche per avere una facoltà di teologia della carità in Italia, e finora non ci siamo riusciti. Ma anche un ministero della carità sarebbe fondamentale. Oggi abbiamo grazie a Dio questa grande attenzione della Chiesa attraverso le Caritas che però sono una risposta pastorale e quindi è importante un lavoro di rete anche con le istituzioni pubbliche”.

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