Angelus, il Pontefice: “L’uomo creato da Dio è più grande del male che commette” Papa ha commentato la parabola del "re misericordioso e del servo spietato" invitando chi ha conosciuto "la gioia del perdono" a "perdonare a sua volta"

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Chi ha ricevuto il dono del perdono non può, a sua volta, non perdonare. Questo il cuore del messaggio rivolto dal Papa alle 30 mila persone che assiepavano piazza San Pietro in occasione del consueto Angelus domenicale. “Chi dona il proprio perdono – ha detto il Pontefice – non nega il torto subito ma riconosce che l’essere umano, creato ad immagine di Dio, è sempre più grande del male che commette”. E “chiunque abbia sperimentato la gioia, la pace e la libertà interiore che viene dall’essere perdonato può aprirsi alla possibilità di perdonare a sua volta”.

Il Santo Padre ha spiegato che “la parabola del re misericordioso e del servo spietato” “mostra l’incoerenza di colui che prima è stato perdonato e poi si rifiuta di perdonare”. “Il re della parabola – ha proseguito Bergoglio – è un uomo generoso che, preso da compassione, condona un debito enorme, ‘diecimila talenti‘, a un servo che lo supplica. Ma quello stesso servo, appena incontra un altro servo come lui che gli deve cento denari, cioè molto meno, si comporta in modo spietato, facendolo gettare in prigione. L’atteggiamento incoerente di questo servo è anche il nostro quando rifiutiamo il perdono ai nostri fratelli. Mentre il re della parabola è l’immagine di Dio che ci ama di un amore così ricco di misericordia da accoglierci, amarci e perdonarci continuamente”.

Dopo la preghiera il Papa ha rivolto un saluto ai “partecipanti alla corsa podistica Via Pacis, che ha toccato luoghi di culto delle diverse confessioni religiose presenti a Roma. Auspico che questa iniziativa culturale e sportiva possa favorire il dialogo, la convivenza e la pace”.

Sempre oggi, in occasione della visita pastorale in Giappone del cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il Pontefice ha scritto ai vescovi del Sol Levante. “I cristiani giapponesi – si legge nel testo – memori della testimonianza di tanti loro martiri e dei cristiani nascosti che per oltre cento anni preservarono la fede cristiana nel loro Paese, devono affrontare le sfide che la realtà attuale ci pone dinanzi, senza essere rassegnati, né rimandando a un dialogo irenico e paralizzante, anche se alcune situazioni problematiche destano non poche preoccupazioni”.

Tra le situazioni che destano preoccupazione Papa Francesco dice di riferirsi, tra l’altro, “all’alto tasso di divorzi, ai suicidi anche tra i giovani, a persone che scelgono di vivere totalmente sganciate dalla vita sociale (hikikomori), al formalismo religioso e spirituale, al relativismo morale, all’indifferenza religiosa, all’ossessione per il lavoro e il guadagno“. È altresì vero, prosegue la lettera, “che una società che corre nello sviluppo economico crea anche tra voi i poveri, gli emarginati, gli esclusi; penso non solo a quelli che sono materialmente tali, ma anche a quelli che lo sono spiritualmente e moralmente. In questo contesto così peculiare si pone con urgenza la necessità che la Chiesa in Giappone rinnovi costantemente la scelta per la missione di Gesù e sia sale e luce. La genuina forza evangelizzatrice della vostra Chiesa, che le proviene anche dall’essere stata Chiesa di martiri e confessori della fede, è un bene grande da custodire e sviluppare“.

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