Russiagate: mediazione in atto per un accordo tra Trump e Assange In azione la deputata repubblicana Dana Rohrabacher. In cambio di prove che dimostrino l'estraneità di Mosca nell'hackeraggio anti-Clinton, il fondatore di Wikileaks otterrebbe la clemenza della Casa Bianca

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Dana Rohrabacher, deputata repubblicana considerata vicina a Mosca avrebbe contattato la Casa Bianca questa settimana per tentare di negoziare un accordo con il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che teme di essere estradato e processato negli Usa per avere pubblicato documenti americani riservati.

Secondo il Wall Street Journal online la deputata ne ha parlato per telefono mercoledì con il capo di gabinetto del presidente Donald Trump, John Kelly. La stessa congresswoman lo ha confermato al quotidiano newyorchese, senza entrare nei dettagli, ma secondo una fonte ufficiale della Casa Bianca Kelly avrebbe suggerito alla deputata di inoltrare la proposta ai servizi di intelligence statunitensi. In cambio di un atto di clemenza presidenziale – questa la proposta di Rohrabacher – Assange dovrebbe presentare una serie di prove (un disco rigido di pc o qualcosa di analogo) che secondo la deputata dovrebbero poter dimostrare l’estraneità della Russia nelle operazioni di hackeraggio del partito democratico Usa nella campagna elettorale per le presidenziali del 2016. Una serie di email dello staff di Hillary Clinton erano state pubblicate allora da Wikileaks, creando imbarazzo in seno al partito democratico e in tutta la classe politica Usa.

Secondo lo stesso Wsj Facebook, intanto, avrebbe consegnato al procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, documentazione dettagliata sugli acquisti russi di pubblicità durante la campagna elettorale. Dossier che va oltre quello condiviso con il Congresso e che comprende copia dei messaggi pubblicitari e particolari sugli account (circa 500) utilizzati per veicolarli. Nei confronti di Fb c’era un mandato di perquisizione. La società russa che ha acquistato la pubblicità sarebbe legata al Cremlino e avrebbe utilizzato la piattaforma di Facebook per diffondere messaggi politicamente e socialmente divisivi su temi poi cavalcati da Trump.

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