Eutanasia negli ospedali cattolici, i frati rispondono al Papa: “Siamo in linea con la dottrina” Il Pontefice aveva chiesto alla Congregazione dei "Fratelli della Carità" di sospendere la pratica della "dolce morte" nelle sue cliniche psichiatriche

686
eutanasia

“Basta eutanasia” aveva chiesto il mese scorso Papa Francesco alla Congregazione belga dei “Fratelli della Carità”, un istituto religioso maschile che assiste malati e disabili. Nel maggio del 2017, i frati annunciarono che avrebbero permesso ai medici di praticare l’eutanasia nei loro 15 ospedali psichiatrici in Belgio, unico Paese dove il personale sanitario è autorizzato, per legge, a praticare la “dolce morte” alle persone con problemi di salute mentale, su loro richiesta. Un atteggiamento non propriamente in linea con la dottrina cattolica, tanto da suscitare l’intervento del Pontefice tramite il Dicastero per la Vita Consacrata. Oltretevere si era prese anche in considerazione la scomunica, quale provvedimento canonico, nell’eventualità l’ordine avesse continuato a praticare l’eutanasia nei suoi ospedale. Nelle scorse ore è arrivata la risposta dei frati, che affidano ad un comunicato, diffuso dal Consiglio d’Amministrazione degli ospedali gestiti dalla Congregazione in Belgio, la loro scelta: “L’organizzazione ‘Fratelli della Carità’ continua a difendere il suo testo orientativo sull’eutanasia in caso di sofferenza psichica in malati non terminali”.

“Al passo coi tempi”

Nel testo si sostiene che “questo documento etico è stato redatto in maniera conforme al pensiero cristiano che noi applichiamo nella nostra organizzazione”, tenendo conto “dei cambiamenti e delle evoluzioni della nostra società”, considerando anche “il riconoscimento del carattere eccezionale e proporzionale della visione dell’etica, le scelte secondo coscienza, la deontologia e l’ideologizzazione”. Affermazione che, al contrario, non sono del tutto in linea con la dottrina cattolica. Non solo. La congregazione ha fatto sapere che nelle scorse settimane ha tentato di “avere le due parti intorno a un tavolo, ma ciò non ha ancora prodotto risultati” e che continuano a “chiedere di poter entrare in dialogo per permetterci di commentare il nostro testo orientativo e le nostre argomentazioni”.

Contro l’argomentazione dell’autonomia

Inoltre, il comunicato risponde anche ad un testo, pubblicato in primavera dalla Conferenza Episcopale del Belgio, che “continua a difendere l’idea secondo cui la vita merita di essere difesa“. “Noi non aderiamo puramente e semplicemente all’argomentazione dell’autonomia”, hanno fatto sapere dalla Congregazione, bensì ad “amministrare la miglior cura possibile al paziente. Prendiamo molto sul serio il dolore insopportabile e irrimediabile, nonché le richieste di eutanasia da parte dei nostri pazienti – si legge ancora nel comunicato – .Cerchiamo per altro di proteggere la vita e garantiamo che l’eutanasia non sia praticata se non quando non ci sono altre soluzioni, e ciò al fine di offrire al paziente un trattamento ragionevole”.

La risposta dei vescovi del Belgio

E mentre i “Fratelli della Carità” sostengono di operare nel rispetto delle leggi, da parte dei vescovi Belgi non è tardata una risposta: “Non è stato fatto alcun commento, preferendo, i vescovi del nostro Paese approfondire il testo” ha scritto Jean Jacques Durré, caporedattore dell’agenzia della Conferenza episcopale cathobel.be. “Al momento i vescovi del Belgio si attengono al loro comunicato della primavera scorsa su eutanasia e sofferenza psicologica. Nelle prossime settimane arriveranno risposte”, anche da parte della Santa Sede che potrebbe prendere seri provvedimenti canonici, senza escludere la scomunica. In Belgio la Congregazione gestisce 15 ospedali, per un totale di oltre 5.000 posti letto.

 

 

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS