Elezioni Norvegia: vince la coalizione di centrodestra guidata dalla premier uscente Solberg E' la prima volta dal 1985 che i conservatori vengono confermati alla guida del Paese. La leader: "Abbiamo mantenuto le promesse"

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Le elezioni politiche della Norvegia hanno sancito una nuova affermazione della coalizione di centrodestra guidata dalla premier uscente Erna Solberg. “E’ il risultato di uno sforzo di squadra” ha commentato la leader conservatrice. E’ la prima volta che una coalizione di centrodestra viene confermata nel Paese scandinavo dal 1985, anche se il risultato finale è inferiore rispetto a quello ottenuto nel 2013.  “Abbiamo ricevuto sostegno per quattro anni dal momento che abbiamo saputo attuare quanto avevamo promesso“, ha proseguito Solberg, ringraziando elettori e partner. “Dovremo essere cauti, ma sembra proprio che avremo una maggioranza non socialista“.

I laburisti, scesi costantemente nei sondaggi con il migliorare della situazione economica, dovrebbero restare il primo partito, ma sarà pressoché impossibile per loro raggiungere una maggioranza: difficile che i partitini, come quello Socialista e i Verdi riescano a superare la soglia di sbarramento. Non si esclude comunque che la coalizione premiata dalle urne debba fare dei compromessi, come ad esempio sui temi ambientali e sul petrolio. I Verdi ad esempio sono contrari a nuove trivellazioni e propendono per ridurre le agevolazioni dell’industria dell’oro nero.

Altro tema centrale nel dibattito politico è quello sugli immigrati. Nella maggioranza uscente è infatti presente il Partito del Progresso che vuole una politica più restrittiva sull’accoglienza simile al modello svedese. Circa due anni fa la Norvegia ha registrato un record di persone in cerca di asilo. Tutto ciò ha provocato sia una stretta sui controlli sia un aumento dei movimenti xenofobi. Membro della Nato, la Norvegia – una monarchia costituzionale -, non fa parte dell’Unione ma è legata a Bruxelles dallo Spazio Economico Europeo. Si tratta di un accordo che permette al Paese scandinavo di vendere e importare beni e servizi senza dazi con in cambio l’ingresso senza restrizioni dei lavoratori europei. Un modello a cui Londra guarderebbe con interesse in vista della Brexit.

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