Menzione Speciale del “Premio MigrArti” al corto che racconta la vita del profugo salvato dal Papa Riconoscimento a "L'amore senza motivo": un ragazzo siriano che fugge dalla guerra e ora sogna di fare il rapper

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Fotogramma del corto "L'amore senza motivo"

Per la sua capacità “di aver saputo narrare una storia semplice che ha fatto il giro del mondo in maniera fresca e immediata”, il corto “L’amore senza motivo” riceve la Menzione Speciale del Premio MigrArti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola, della durata di poco più di 16 minuti, racconta la storia di Majid, un ragazzo siriano fuggito dall’orrore della guerra. Il giovane è uno dei dodici migranti che Papa Francesco, al termine della sua visita nel campo profughi di Lesbo, ha portato con se a Roma. Ora sogna di fare il rapper.

“L’amore senza motivo”

Il film, uno dei 23 cortometraggi vincitori del concorso “MigrArti“, ideato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, racconta storia di Majid, un ragazzo siriano nato e cresciuto sotto le bombe. Negli anni che trascorre in Medio Oriente conosce solo guerra e dolore. Con la famiglia fugge da quell’inferno e approda in Grecia, dove il 16 aprile dello scorso anno fa un incontro che cambierà per sempre la sua vita. Nel campo profughi di Lesbo arriva Papa Francesco che di rientro a Roma porta con se dodici migranti, tra cui anche Majid e la sua famiglia. In Italia, le bombe e gli orrori della guerra sono un lontano ricordo. L’adolescente si appassiona alla musica, in particolare al rap, alla lingua e alla cultura del Bel Paese. Decide di scrivere “L’Amore senza motivo”. In quelle pagine, scritte in italiano e arabo, Majid le usa per portare a tutti il suo messaggio: “Il vero amore è senza motivo, non ti chiede niente e ti dà tutto, come è successo a me che sono stato salvato anche se non avevo niente da dare”.

“MigrArti”

MigrArti è presente anche quest’anno alla 74ma Mostra del Cinema di Venezia con i 23 cortometraggi vincitori dell’omonimo bando ideato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la promozione di progetti cinematografici per la valorizzazione delle culture delle popolazioni immigrate in Italia. Un progetto che si pone l’obiettivo di sviluppare il confronto e il dialogo interculturale, realizzato grazie allo stanziamento di risorse che quest’anno ha raggiunto 1 milione e mezzo di euro.

Franceschini: “Dar voce ai migranti presenti in Italia”

Il ministro Dario Franceschini, nel presentare i 23 cortometraggi alla presenza del presidente della Biennale, Paolo Baratta, del direttore della Mostra del cinema Alberto Barbera, dell’ad di Rai Cinema, Paolo del Brocco, del direttore generale Cinema del Ministero, Nicola Borrelli e del coordinatore del progetto Paolo Masini, ha dichiarato: “L’obiettivo di MigrArti è quello di far conoscere e dare voce alle culture e alle comunità di immigrati presenti nel nostro Paese la conoscenza è un valido strumento per alimentare il rispetto della diversità e costituisce un ottimo antidoto contro la paura e il sospetto. Ed è il motivo per il quale abbiamo raddoppiato le risorse di questo importante progetto anche per il 2018“.

Il “premio”

Ideato da Viktoria Tribus, studentessa del Liceo artistico di Merano, il premio è stato realizzato dall’unico ebanista di Lampedusa, Francesco Tuccio, con il legno delle barche dei migranti spesso naufragate nell’isola italiana. La scultura raffigura due mani, due piedi e due occhi che, insieme, raffigurano una maschera di teatro. Come spiega l’ideatrice, “se si uniscono le mani, i piedi e gli occhi diventano appunto una sola cosa, una maschera, il simbolo del teatro. La cultura unisce ed è proprio questo che ho voluto raffigurare”. Secondo l’ebanista, invece, “la scelta dei materiali è anche una protesta per dare voce ai più deboli, alle persone più bisognose, perché rappresentano una testimonianza tangibile di questi viaggi e restituiscono allo stesso tempo dignità, libertà e futuro a queste persone. E’ stato bello dare il colore del legno delle barche al logo in bianco e nero – aggiunge Tuccio -, è un messaggio su questo legno così sofferto che racconta sì il dramma, ma con i colori che danno anche una speranza per il futuro“.

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