L’ARRIVO DELL’ERA INTERGLACIALE

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Un dato e una proiezione. Il dato è che la temperatura degli oceani è ormai la stessa di 125.000 anni fa, quella dell’ultima era interglaciale; la proiezione è che, come allora, l’acqua innalzerà il suo livello di 6-9 metri, il che significa sommergere tutte le città costiere del pianeta, New York compresa. Catastrofismo? No, rilevazioni oceanografiche di una ricerca condotta da Jeremy Hoffman dell’Oregon State University e pubblicata sulla prestigiosa rivista Science.

Venti cm in 100 anni

Negli ultimi 100 anni gli oceani si sono alzati di 20 centimetri; questo trend potrebbe non solo continuare, ma diventare anche più rapido. Parliamo di secoli, non di decenni, e dunque l’Uomo ha le possibilità di mettere in campo una serie di strategie di riduzione del danno, ma ormai il processo è avviato.

Il fattore uomo

Ai fautori della tesi secondo la quale tutto va ricollocato nell’alveo della naturale evoluzione terrestre, la ricerca fa notare che questo confronto tra ieri e oggi non implica che il cambiamento climatico sia un fenomeno naturale come i trend di temperatura nel periodo interglaciale, piuttosto il contrario. Confrontando differenti sedimenti rocciosi e il plancton fossile, è stato infatti notato un cambiamento di temperatura identico a quello successo dal 1870 al 2014, ma che in passato è avvenuto in oltre quattromila anni. Una netta accelerazione, la cui unica causa sarebbe l’intervento dell’uomo.

Processo irreveresibile

Il processo, dicevamo, ormai è innescato. Se anche bloccassimo oggi il global warming, sarebbe comunque troppo poco per evitare che larghe parti del globo finiscano definitivamente sott’acqua; e noi non lo stiamo neanche facendo: dalla Cop21 ci sforziamo di non far aumentare le temperature globali di 1,5 – 2°C, troppo poco. In più c’è l’ombra delle nuove politiche americane rispetto all’ambiente, che potrebbero contribuire ad aggravare questa situazione.

Possibili scenari

Cosa accadrà non lo sa nessuno, ma certo non saranno rose e fiori. L’innalzamento delle acque potrebbe cambiare le direzioni delle correnti oceaniche, in particolare quella del Golfo, e l’Europa rischierebbe così di essere condannata a un’era glaciale, mentre il resto del mondo andrebbe riscaldandosi. Anche il comportamento del Polo Sud e del Polo Nord è difficile da comprendere; se l’Artide va sciogliendosi ad una velocità doppia rispetto ai ghiacci del resto del mondo, l’Antartide si va raffreddando, perdendo giganteschi pezzi. Uno di questi, ancora attaccato con un istmo finissimo, è grande quasi quanto l’Umbria.

Nasa preoccupata

Lo studio di quest’anno va visto in correlazione con un altro, targato 2015, effettuato dalla Nasa, secondo il quale dall’inizio del XX secolo il livello degli oceani è cresciuto di circa 20 cm e di più di 8 cm negli ultimi 20 anni. La cosa che preoccupa di più la Nasa ed altre agenzie spaziali è cosa accadrà alle antiche calotte di ghiaccio che ricoprono la Groenlandia e l’Antartide, che sembrano sempre più instabili.

Il destino dei ghiacci

Tom Wagner, del cryosphere program della Nasa, si è detto preoccupato: “Dai dati paleoclimatici abbiamo visto che, se le calotte andranno rapidamente in pezzi, un aumento del livello degli oceani di ben 10 piedi in un secolo o due è possibile. Stiamo osservando l’evidenza che le calotte di ghiaccio si stanno muovendo, ma dobbiamo capire meglio prima di poter dire che siamo in una nuova era di rapida perdita di ghiaccio”.

Monitoraggio

Nel 2002 la Nasa e l’Agenzia spaziale tedesca hanno lanciato il Gravity Recovery and Climate Experiment, i satelliti gemelli Grace che misurano i movimenti della massa, quindi la gravità, della Terra ogni 30 giorni. Se le masse terrestri sono stabili, le masse d’acqua sono molto dinamiche e Grace registra questi movimenti in tutto il pianeta. L’altro nuovo sistema è Argo, una rete internazionale di più di 3.000 sensori oceanici galleggianti in mare aperto. L’uomo è dunque in grado di monitorare, valutare, e in una qualche misura prevedere. Non siamo di fronte a una catastrofe imminente, ma non possiamo neanche fare finta di nulla. Siamo già in ritardo, ma l’umanità non sembra voler rendersene conto.

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4 COMMENTS

  1. Abbiamo sposato la causa ambientalista in toto? I cambiamenti ci sono è evidente, ma invece che guardare l’inquinamento che ammazza le persone guardiamo con piacere alle teorie che imputano all’uomo la causa di tutto per il solo fatto di esistere. Infatti la co2 è un mattone fondamentale della vita ed è quella verso cui si concentra la battaglia ambientalista, l’obiettivo è chiaro Natura buona – uomo cattivo quindi bisogna ridurre l’uomo. Inoltre ricordiamo lo scandalo dei dati truccati per esagerare l'”hockey stick”, scandalo messo a tacere, e che molti scienziati sono fortemente dubbiosi sulla tesi della causa antropogenica.

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