Addio saluto romano: in via di approvazione la legge contro la “gestualità” fascista Entro mercoledì dovrebbe arrivare il voto di Montecitorio sulla legge Fiano, che introduce il reato di propaganda fascista. Dubbi sulla sua costituzionalità

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saluti romani

Avete presenti i disegni di Gino Boccasile, quelli che celebravano il fascismo e colpivano in modo tagliente i nemici del regime? Ebbene, tra poco la riproposizione a fini politici di queste opere potrebbe essere punita per legge.

Cosa prevede la legge

Infatti domani, o al massimo mercoledì, la Camera dei Deputati dovrebbe approvare la legge Fiano, provvedimento che inserisce nel codice penale l’articolo 293 bis e pene da sei mesi a due anni per chi faccia propaganda con immagini fasciste o naziste “ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità“. Pene che aumentano di un terzo se il reato è commesso usando Internet e strumenti telematici.

Bando al saluto romano

Il dibattito su questo testo è iniziato nel 2015, tra qualche polemica fuori dall’aula di Montecitorio e un iter apparso fin da subito spedito: al momento sono stati presentati solo cinque emendamenti. Le poche richieste di modifica rendono rapidi i tempi di approvazione della legge. Intanto il primo firmatario Emanuele Fiano e il relatore, l’altro dem Walter Verini, hanno spiegato che “non si intende colpire le opinioni, le idee, la ricerca storica e neppure quel folklore di cattivo gusto che spesso, intorno ai cascami del regime fascista, prospera”. La legge colpirebbe il saluto romano, che evidentemente non viene considerato “folklore” dai due esponenti del Pd.

No alla censura delle idee

Contrario alla legge, definita “liberticida”, il Movimento Cinque Stelle, che ha chiesto l’estensione dei tempi e la possibilità di intervento per tutti i membri del gruppo. Previsto il voto contrario anche di Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia chiede di allargare la norma anche al comunismo e ai suoi simboli e gesti. Matteo Salvini stigmatizza la censura delle idee. “Un conto sono le minacce, gli insulti o l’istigazione al terrorismo – dice il leader della Lega Nord – altra cosa sono le idee, belle o brutte, che si possono confutare ma non arrestare“.

Dubbi sulla costituzionalità della legge

Il sito Altalex, che si occupa di questioni giuridiche, pone dubbi sulla costituzionalità di questa legge, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale del 16 gennaio 1957, la quale affermò che “l’apologia del  fascismo, per assumere carattere di reato, deve consistere non in una difesa elogiativa, ma in un’esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista. Ciò significa che deve essere considerata reato non già in sé e per sé, ma in rapporto a quella riorganizzazione”.

Pertanto, condannare per un saluto romano – rileva Altalex – rappresenterebbe “un contrasto con il diritto alla libera manifestazione del pensiero ingiustificabile”.

Legge Scelba e legge Mancino

Attualmente la “ricostituzione del disciolto partito fascista” viene punita dalla legge Scelba del 1952. Per “ricostituzione” si intende quando “una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista“.

La pena è di reclusione da cinque a dodici anni e la multa da 1.032 a 10.329 euro. Nel 1993 fu poi introdotta la legge Mancino, volta a punire “chiunque faccia propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Per questi reati è prevista la reclusione fino ad un anno e sei mesi o multa fino a 6.000 euro).

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