La scuola vista dagli studenti

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Maria Cristina Corvo

“Prof, ora che, da giugno, sono ‘fuori’ dalla scuola, mi è venuta voglia di condividere alcuni miei pensieri con lei. Purtroppo ho covato un certo ‘odio’ per la scuola italiana, perché, c’è da ammetterlo: non funziona. La scuola dovrebbe essere come una seconda casa, dovrebbe farti sentire motivato, mai fuori posto, dovrebbe farti capire i tuoi errori e portarti a risolverli; non a buttarti giù. Noi entriamo in questo mondo all’età di 6/7 anni, e lì ci passeremo ogni giorno! E, secondo lei, non è molto influente il modo con cui i professori si rapportano con noi? Non tutti siamo portati per la stessa cosa, giusto? Quindi dovremmo cercare di capire per cosa siamo portati; o sbaglio? Beh, se non sei portato per lo studio di determinate materie, la scuola ti fa subito sentire fuori posto. Iniziano paragoni con gli altri studenti; alcuni professori ti trattano come fossi stupido e ti chiedono per quale motivo continui a frequentare la scuola se non ti piace studiare

Allora tu inizi a pensare di non essere capace; ti butti giù e la fiducia in te stesso si abbassa. Piano piano, senza accorgertene, muori dentro, perché sai che quell’ambiente dovrai affrontarlo tutti i santi giorni fino alla maturità. Poi con un livello di ‘autostima’ pari a zero, riesci a superare la maturità con il minimo. A quel punto iniziano le domande della gente: ‘Ma com’è andataaaa???’ e tu, in quel momento, vorresti sotterrarti per non esordire con un bel ‘Eh, ho preso sessanta‘. Per fortuna però che la vita va avanti! Niente scuola, niente ansia pre-interrogazione… aaahh… la mattina si respira un’aria così serena! Ti si attiva il cervello, hai mille idee! Sperimenti, fai, leggi, ti metti alla prova e nessuno sta lì a darti dei voti, sarai solo tu a criticare il tuo lavoro e a migliorare ogni volta! Da quando mi sono resa conto che quell’inferno è finito, la mia mente ha iniziato a elaborare un senso di pace interiore fantastico. Sono molto più rilassata, sorrido sempre e mai per forza. Ho ripreso a disegnare e ogni giorno butto giù un progetto diverso. Mi sto migliorando e ho imparato ad auto-criticarmi. Sono felice che non tutti viviamo la scuola allo stesso modo e che ci siano persone che riescono a sentirsi realizzate con essa. Ma non dovrebbe essere per tutti, così?”.

Appena ho finito di leggere questa lettera, la mia mente ha fatto un balzo indietro, facendomi rivedere tutti i miei anni scolastici: dalle elementari alle superiori. Ho scoperto che, gran parte degli insegnanti, non li ricordo più. E quelli che mi tornano alla mente, sono divisi a metà: tra quelli che mi hanno lasciato un gran brutto ricordo e quelli che ho un po’ apprezzato per il loro sforzo di essere onesti e leali. Ma niente più. Nessuna figura importante. Nessun professore carismatico. Nessun punto di riferimento.

Però c’è una persona che è stata come una meteora nella mia vita scolastica: una giovane maestrina che mi insegnò solo per un mese, in quinta elementare. Una dolcissima supplente, affettuosa quanto esigente, che sostituì la mia maestra solo per un mese. Ma quel mese mi è valso per tutti gli altri anni!

Aveva un sorriso dolcissimo, spiegava con una voce suadente, calma ed avrebbe reso affascinante anche l’elenco telefonico. Mentre parlava, ti faceva capire che tutti quei concetti sarebbero diventati importanti per te! Quando ci dava delle ricerche da fare, era come se ci dicesse: “Come farai tu questa ricerca, nessuno mai!”.
Ricordo alla perfezione il mio lavoro sull’ornitorinco. Lo feci per me e per lei. Mi percepivo unita alla mia maestra e sentivo che mi voleva bene, perché mi guardava come si guarda una bambina in gamba. Quando ci faceva notare gli errori, contemporaneamente, sottolineava tutte le cose belle che eravamo riusciti a fare. Studiavo ed ero felice di studiare!

Poi tornò la mia maestra e, con lei, la solita noiosa routine: voti, compiti, interrogazioni, colloqui…una tristezza. Eppure tutti noi nasciamo per conoscere e sperimentare. Dio ci ha donato l’intelligenza perché la usassimo al massimo!

“Se appunto invocherai l’intelligenza e chiamerai la saggezza” (Proverbi 2, 3), “la riflessione ti custodirà e l’intelligenza veglierà su di te” (Proverbi 2, 11). “Dì alla sapienza: ‘Tu sei mia sorella’, e chiama amica l’intelligenza” (Proverbi 7, 4). “Beato l’uomo che medita sulla sapienza e ragiona con l’intelligenza” (Siracide 14, 20). “Dio ha visto e misurato la sapienza; ha fatto piovere la scienza e il lume dell’intelligenza; ha esaltato la gloria di quanti la possiedono” (Siracide 1,17)… E potrei continuare per pagine e pagine!!!

Nel secolo scorso abbiamo scoperto che esistono tanti tipi di intelligenze. Proprio come dici tu: ognuno di noi nasce con capacità ed intelligenze differenti! Tu, con il tuo buon senso, hai capito ciò che Howard Gardner disse al mondo scientifico all’inizio del ‘900: “Guardate che le forme di intelligenza sono tante e diverse. Quindi sono stupidaggini quei test d’intelligenza che facciamo fare, perché si basano su teorie standardizzate”.

Ogni insegnante dovrebbe aiutare l’alunno a “sfruttare” l’intelligenza avuta in dono, favorendo in ogni modo possibile lo sguardo di meraviglia per il mondo. Quindi sono felice per te che, ora, stai coltivando la tua curiosità e la tua voglia di sperimentare. Ma sono tristissima perché a scuola non siamo riusciti a renderti bello questo esercizio di scoperta.
Brava Giulia! Sperimenta, disegna, leggi, scopri e “a costo di tutto ciò che possiedi acquista l’intelligenza”. (Proverbi 4, 7)

Ps Proposito per il nuovo anno scolastico: condurre gli alunni alla soglia della loro mente.

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