La storia dei due martiri che il Papa ha proclamato beati Monsignor Jaramillo Monsalve vescovo di Arauca e padre Ramirez Ramos

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Chi sono i due martiri proclamati beati da Papa Francesco a Villavicencio?

Padre Pedro Maria Ramirez Ramos, noto come “il Martire di Armero“, fu vittima dell’ondata di violenza che si verificò in Colombia dopo che il 9 aprile 1948 a Bogotà venne ucciso il candidato liberale Pedro Eliecer Gaitan. Una violenza terrificante in cui si fronteggiavano liberali e conservatori. Padre Pedro Maria venne preso di mira in quanto ritenuto vicino agli ambienti conservatori. Il pomeriggio del 10 aprile 1948 un folto gruppo di liberali profanò la chiesa e il convento delle suore, e arrestò padre Pedro Maria, che aveva rifiutato di fuggire dal paese. Portato sulla piazza centrale, tra insulti e percosse, fu linciato e il suo cadavere colpito con un machete. Il suo corpo rimase in piazza fino a mezzanotte, quando fu trascinato all’ingresso del cimitero, in una fossa, senza l’abito talare, essendo stato impedito qualsiasi rito religioso.

Monsignor Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, vescovo di Arauca, venne invece sequestrato da uomini armati dell’Esercito Nazionale di Liberazione il 2 ottobre 1989 insieme a 3 sacerdoti e a un seminarista, mentre era in visita pastorale nella località di Fortul, 800 km ad est di Bogotà. Venne trovato morto il giorno seguente, ucciso con quattro pallottole alla testa. Era stato nominato vescovo nel 1984 da San Giovanni Paolo II che aveva elevato il Vicariato a Diocesi. La Conferenza Episcopale della Colombia annunciò la sua tragica morte con queste parole: “Il vescovo Jesus Emilio Jaramillo Monsalve si è consacrato in modo esemplare, durante 18 anni, con cuore di vero missionario della comunità dei padri Javerianos e con generosa sollecitudine, alla Chiesa particolare di Arauca. Con la sua parola, infiammata dall’amore di Cristo, con vigore di profeta, è sempre stato al servizio del Vangelo, della pace, della riconciliazione, della convivenza e della difesa dei sacri diritti della persona umana. In questo sangue, ingiustamente versato, vediamo il duro prezzo pagato dalla Chiesa. I violenti, quelli che calpestano la vita e, con la mente offuscata dall’odio e dall’insensatezza, seminano la morte, la tragedia e l’amarezza, non prevarranno. Il bene, l’amore di Cristo, trionferanno sulle forze del male”.

L’Agenzia vaticana Fides lo definì “zelante pastore d’anime e fervente missionario, che ha svolto un’intensa opera di evangelizzazione e di promozione della Chiesa locale, la quale proprio in seguito a tale sviluppo, era stata elevata da Vicariato apostolico a Diocesi di Arauca”. Monsignor Jaramillo stesso aveva confidato alla Fides, in un suo colloquio, i complessi problemi pastorali che assillavano la Chiesa diocesana e il suo cuore di pastore: la vastità del territorio, la scarsità di personale, la diversità di contesti e di gruppi di popolazione, senza contare le nuove situazioni di immigrazione e di livello di vita createsi con la scoperta e lo sfruttamento del petrolio, anche a causa del contrabbando e del narcotraffico.

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