Messa a Bogotà, il Papa: “Gesù disperde le tenebre dell’odio e dell’ingiustizia” Il Santo Padre si è rivolto alla folla di oltre un milione di fedeli nel Parco Simon Bolivar: "La speranza in America Latina ha un volto giovane"

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In Colombia, “moltitudini di uomini e donne, bambini e anziani abitano una terra di inimmaginabile fecondità, che potrebbe dare frutti per tutti. Ma anche qui, come in altre parti del mondo, ci sono fitte tenebre che minacciano e distruggono la vita”. Papa Francesco si è rivolto così alla folla da 1,1 milioni di fedeli che assiepava il Parco Simon Bolivar di Bogotà per la messa celebrata dal Pontefice, il quale nell’omelia ha puntato il dito contro “le tenebre dell’ingiustizia e dell’inequità sociale; le tenebre corruttrici degli interessi personali o di gruppo, che consumano in modo egoista e sfrenato ciò che è destinato al benessere di tutti; le tenebre del mancato rispetto per la vita umana che miete quotidianamente l’esistenza di tanti innocenti, il cui sangue grida al cielo; le tenebre della sete di vendetta e di odio che macchia di sangue umano le mani di coloro che si fanno giustizia da soli; le tenebre di coloro che si rendono insensibili di fronte al dolore di tante vittime”.

Appello all’unità

Tutti questi mali, ha avvertito, Gesù li disperde e li distrugge “con il suo comando sulla barca di Pietro: ‘Prendi il largo‘”. E anche in Colombia “si trova in cammino un’immensa comunità, che è chiamata a diventare una rete robusta che raccolga tutti nell’unità, lavorando per la difesa e la cura della vita umana, particolarmente quando è più fragile e vulnerabile: nel seno materno, nell’infanzia, nella vecchiaia, nelle condizioni di disabilità“. Per il Santo Padre, “c’è bisogno di chiamarci gli uni gli altri, di mandarci dei segni, come i pescatori, di tornare a considerarci fratelli, compagni di strada, soci di questa impresa comune che è la patria”.

L’incontro col Celam

A margine della messa, nella giornata che aveva per tema “Costruttori della pace, promotori della vita“, Bergoglio ha anche incontrato un gruppo di vescovi venezuelani tra cui i cardinali di Caracas e Merida, Jorge Urosa Savino e Baltazar Porras. “La Chiesa non sta in America Latina come se avesse le valigie in mano, pronta a partire dopo averla saccheggiata, come hanno fatto tanti nel corso del tempo”, aveva ha detto poco prima parlando in Nunziatura al Comitato direttivo del Celam, il Consiglio episcopale latino-americano. “Quanti operano così – ha spiegato – guardano con senso di superiorità e disprezzo il suo volto meticcio; pretendono di colonizzare la sua anima con le stesse formule, fallite e riciclate, sulla visione dell’uomo e della vita; ripetono uguali ricette uccidendo il paziente mentre arricchiscono i medici che li mandano; ignorano le ragioni profonde che abitano nel cuore del popolo e che lo rendono forte proprio nei suoi sogni, nei suoi miti, malgrado i numerosi disincanti e fallimenti; manipolano politicamente e tradiscono le loro speranza, lasciando dietro di sé terra bruciata e il terreno pronto per l’eterno ritorno dello stesso, anche quando si ripresenti con un vestito nuovo”.

Costruire ponti

Per il Papa la Chiesa “deve lavorare senza stancarsi per costruire ponti, abbattere muri, integrare la diversità, promuovere la cultura dell’incontro e del dialogo, educare al perdono e alla riconciliazione, al senso di giustizia, al ripudio della violenza e al coraggio della pace“. E nella visione di Francesco, “la speranza in America Latina ha un volto giovane“, “ha un volto femminile”, “passa attraverso il cuore, la mente e le braccia dei laici”.

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