Quel “particolare affetto” di Caffarra per le persone separate Ernesto Emanuele, presidente dell’Associazione famiglie separate cristiane, ricorda lo zelo pastorale dell'Arcivescovo emerito di Bologna deceduto ieri

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carlo caffarra

In queste ore immediatamente successive alla morte improvvisa del card. Carlo Caffarra, si susseguono i commenti di cordoglio e i ricordi affettuosi dell’arcivescovo emerito di Bologna, considerato una guida da quei laici impegnati nella società civile per difendere il diritto naturale dagli attacchi a vita e famiglia.

Ma la figura che emerge del porporato settantanovenne è anche quella di un pastore appassionato, intento ad accompagnare tutte le sue pecore, nessuna esclusa. Lo testimonia il racconto di Ernesto Emanuele, presidente dell’Associazione famiglie separate cristiane.

L’affetto di Caffarra per le famiglie separate cristiane

“Il cardinale Caffarra – spiega Emanuele – mi telefonò nel novembre del 2005 e si disse molto interessato alle attività che la nostra associazione svolgeva dalla fine dei anni ’80. Mi chiese di andarlo a trovare a Bologna ed ebbi un cordialissimo colloquio, di quelli che rimangono impressi nella memoria”.

Emanuele sottolinea che “fu un inizio fulminante di un rapporto sempre molto aperto e cordiale. Era sempre disponibile ad ascoltarci – prosegue – e mostrava un particolare affetto per noi separati”.

La riunione a Bologna

Il presidente dell’associazione rileva che Caffarra era ben consapevole dei problemi delle persone separate. Nel novembre 2005 – afferma ancora Emanuele – l’allora arcivescovo di Bologna convocò una riunione con tutti i parroci chiedendo loro di invitare tutti i separati che conoscevano.

Emanuele ricorda che arrivarono un centinaio di persone, stipate in una piccola cappella della sede arcivescovile. “Tutti volevano parlare della loro situazione, del loro dolore – racconta il presidente dell’associazione -. Finimmo poco dopo le due di notte”.

Inizio di un percorso

Quel primo incontro fu l’incipit di un percorso di accompagnamento nei confronti delle persone separate presenti a Bologna. “A lui non importava e quindi non faceva problema se noi non eravamo un’associazione diocesana – spiega Emanuele – a lui importavano solo le persone, era l’unica cosa a cui dava importanza“.

Affetto e unità di preghiera

Il presidente dell’Associazione famiglie separate cristiane rammenta con affetto che durante i numerosi incontri con Caffarra, l’arcivescovo era solito prendergli le mani.

Infine Emanuele spiega che dopo la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Bologna, non ha più incontrato il card. Caffarra. “Di questo mi dispiace. Sapevo che non stava bene. Eravamo comunque uniti nella preghiera“, conclude.

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