“Relocation”, la Corte di giustizia Ue boccia i ricorsi di Ungheria e Slovacchia Per i giudici comunitari il meccanismo consentirà a Italia e Grecia di far fronte alla crisi migratoria. Tajani: "La solidarietà non è a senso unico"

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Secca bocciatura della Corte di giustizia europea ai ricorsi presentati da Slovacchia e Ungheria contro le “relocation” dei richiedenti asilo provenienti da Italia e Grecia. Nella sentenza i giudici spiegano che “il meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015“.

“La solidarietà non è a senso unico. Ora bisogna andare avanti con i ricollocamenti e con le procedure d’infrazione avviate, anche in seguito alle pressioni dell’Europarlamento, contro chi non rispetta la decisione della Commissione – ha commentato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani – Siamo soddisfatti. Non avevamo mai avuto dubbi sulla legittimità della decisione presa a Bruxelles”. “Pacta sunt servanda, gli impegni presi vanno rispettati” ha poi aggiunto Tajani.

Il presidente dell’Europarlamento ha ribadito anche la necessità di mettere in campo una sorta di “Piano Marshall” per l’Africa mobilitando almeno 40 miliardi di euro per lanciare una strategia per lo sviluppo del continente che intervenga sui motivi che sono alla base dei flussi migratori verso l’Europa. “Bisogna investire molto in questa strategia – ha detto Tajani – altrimenti non ci sarà soluzione al problema dei migranti illegali“. L’Africa “non può essere lasciata nelle mani dei cinesi”, ha poi aggiunto ricordando anche gli “errori enormi” che sono stati fatti nella gestione del post-Gheddafi in Libia e che quello dei migranti non è un problema dell’Italia o di altri singoli Paesi, ma “dell’intera Europa“.

Slovacchia e Ungheria, che nel 2015, in Consiglio avevano votato contro la misura temporanea (come Repubblica Ceca e Romania) avevano chiesto alla Corte di giustizia di annullarla, sia per motivi intesi a dimostrare che la sua adozione era viziata da errori di ordine procedurale o legati alla scelta di una base giuridica inappropriata, sia perché non idonea a rispondere alla crisi migratoria, né necessaria a tal fine. Nel procedimento davanti alla Corte, la Polonia è intervenuta a sostegno della Slovacchia e dell’Ungheria, mentre Belgio, Germania, Grecia, Francia, Italia, Lussemburgo, Svezia e la Commissione europea sono intervenuti a favore del Consiglio Ue. Budapest ha commentato con disappunto la decisione della Corte europea: “E’ oltraggiosa e irresponsabile e mette a rischio la sicurezza in Europa”.

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