Colombia: un viaggio nel segno della riconciliazione dopo 50 anni di violenza Il Papa troverà un Paese in evoluzione ma ancora profondamente diviso. L'obiettivo è perdonarsi a vicenda e ripartire

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Un Paese in evoluzione ma ancora lacerato da divisioni interne dopo oltre 50 anni di violenze che hanno provocato almeno 260 mila morti, oltre 60 mila dispersi e almeno 7 milioni tra sfollati e rifugiati. Questa è la Colombia che si appresta ad accogliere Papa Francesco.

Proprio la ricomposizione di questa spaccatura del Paese, dopo l’accordo siglato a livello politico tra Farc e Governo, è uno degli obiettivi di questo viaggio, che nella giornata di venerdì a Villavicencio vedrà Bergoglio pregare insieme a seimila vittime delle violenze, rappresentanti di quanti hanno avuto familiari rapiti o uccisi, e insieme a ex guerriglieri, ex paramilitari e agenti di polizia: un incontro in un contesto di preghiera e non politico, come ha voluto Francesco, che poi si ripeterà la sera stessa quando sempre un gruppo di testimoni dell’epoca della guerriglia accoglierà il Papa al rientro in Nunziatura a Bogotà.

“Il Paese è diviso: c’è chi ha paura e chi cerca un confronto. Ci sono tante altre persone che non si mobilitano per percorrere questa via – ha detto a Tg2000 il presidente della Conferenza episcopale colombiana e arcivescovo di Villavicencio, mons. Oscar Urbina Ortega -. Penso che il Papa con la sua presenza, con la voce, le sue parole ci darà il sostegno necessario per riprendere questo cammino di riconciliazione”. “Dobbiamo cominciare a restaurare la nostra nazione – ha aggiunto – camminando insieme e perdonandoci a vicenda. Il primo passo (motto del viaggio, ndr) è ricordare, far memoria delle violenze subite attraverso il perdono“.

Un passo avanti di questi giorni, proprio nell’imminenza della visita pontificia, è considerato l’accordo per un cessate il fuoco bilaterale fino al gennaio 2018 firmato lunedì scorso a Quito dal governo di Bogotà e dall’Esercito di liberazione nazionale (Eln): mons. Julio Enrique Prado Bolanos, vescovo della diocesi di Pasto, una delle zone più colpite da questa guerra dell’Eln, ha detto che “la Chiesa era ansiosa di questo annuncio“. “Confido che i membri di questo gruppo (Eln) riescano a capire che la violenza genera solo violenza, ecco perché bisogna rinunciare a questa lotta”, ha aggiunto il vescovo, spiegando che “guardando alla storia, l’Eln potrà arrivare presto ad un cessate il fuoco definitivo in favore delle nostre comunità di Narino dove si vede ancora la sofferenza di questo conflitto”.

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