Regno Unito: May minaccia il rimpasto per tenera a banda i conservatori ribelli Secondo il Times la premier sarebbe pronta a passare alle maniere forti contro la fronda degli "euromoderati"

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Theresa May avrebbe minacciato un rimpasto di governo per tenere a bada i deputati ribelli all’interno del Partito Conservatore. La leader Tory deve fare i conti con la fronda degli “euromoderati“, furiosi per l’ultimatum di Downing Street ad allinearsi in vista del cruciale voto sulla legge di revoca della normativa europea (Great Repeal Bill). La riorganizzazione dei posti all’interno dell’esecutivo, spiega sempre il giornale, dovrebbe riguardare in particolare gli esponenti che sono entrati in conflitto con la premier in questo difficile inizio di trattative con Bruxelles sulla Brexit: tra questi, Liam Fox, ministro per il Commercio internazionale. Rischia anche Sajid Javid, ministro delle Comunità locali, mentre la pazienza della premier per le numerose gaffe del ministro degli Esteri, Boris Johnson, si starebbe esaurendo.

Intanto, secondo l’edizione domenicale dello stesso Times, si starebbe delineando un accordo dietro le quinte Gran Bretagna e Ue sulla Brexit, almeno sull’ammontare dei costi del divorzio. A dar retta giornale, e a dispetto del muro contro muro delle dichiarazioni pubbliche, il governo conservatore sarebbe pronto ad accettare di sborsare alla fin fine l’equivalente di 50 miliardi di sterline: un conto piuttosto salato, per quanto da spalmare su tre anni, e che tuttavia consentirebbe di sbloccare la trattativa (a patto di risolvere le altre questioni preliminari, quella dei diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno e quella del confine irlandese) per passare a discutere di relazioni future, commerciali in primo luogo. Ossia del tema che tocca più da vicino gli interessi britannici, come dei maggiori partner continentali.

L’indiscrezione del domenicale del gruppo Murdoch non trova conferme al momento. Fonti di Downing Street, anzi, negano tutto. Mentre la retorica dei due canuti plenipotenziari del negoziato, l’emissario europeo, Michel Barnier, e il ministro britannico per la Brexit, David Davis, resta improntata a toni graffianti.

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